
Provincia. Comincia domani e proseguirà per tre giorni alla settimana fino al 17 luglio la caccia a mille e 454 maschi di capriolo e alcune decine di daini nella provincia di Savona. Per la Protezione Animali savonese si tratta di una vera e propria “strage”: “Mentre la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica prova disgusto, qualche centinaio di cacciatori armati di costose carabine con mirino supertecnologico trova piacere a sparare freddamente al cuore di animali miti e gentili che chiedono solo di vivere in pace”.
Un problema che non è solo etico: “In piena stagione turistica pallottole micidiali correranno per centinaia di metri in boschi in cui, per il folto fogliame, la visibilità è di poche decine di metri ed in cui passeggiano turisti, escursionisti e cercatori di funghi, potenziali vittime degli ‘effetti collaterali’, mentre centinaia di specie animali saranno pesantemente disturbate nella delicata attività di cura dei loro piccoli. Il numero dei caprioli e daini da uccidere viene calcolato sulla base di censimenti condotti dai cacciatori ed estrapolato con metodi matematici errati, visto che poi, fortunatamente, non si riesce mai ad abbattere tutte le vittime prestabilite”.
Ma la Protezione Animali savonese, che protesta per l’ennesima volta contro questa “ripetuta strage”, pensa nostalgicamente “ad un mondo scientifico che purtroppo non esiste; scienziati ed universitari che, invece di sottostare agli appetiti di un mondo venatorio che vuole cacciare sempre di più, affronti davvero il problema, vero o presunto, dell’eccessiva presenza di ungulati, cinghiali, daini e caprioli, riconosca che il fucile non serve a risolverlo ma lo ha invece creato, e cominci a studiare sul serio metodi ecologici per contenere i danni arrecati alle coltivazioni, proprio come si farebbe in un paese civile e moderno, senza dover fucilare nessuno”.