
Regione. L’ormai ex presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, prima di andare via per qualche mese in una sorta di “ritiro” in campagna, ha fatto una riflessione sul suo excursus politico, rimarcando la sua fiducia nel premier Renzi.
“La politica rimarrà sempre al centro della mia vita. Nel 1989 ero segretario del Pci, non era un anno casuale ed erano tutti convinti da Roma che nella Liguria di Natta, Genova avrebbe avuto una fortissima propensione verso il no – ha spiegato – Mi chiamarono Occhetto e D’Alema, che erano segretario e capogruppo alla Camera, e mi chiesero: ‘Te la senti? Vuoi dei rinforzi?’. Io dissi che me la sentivo e chiamai 20 partigiani, raccontai cosa stesse succedendo e mi dissero di andare avanti. Noi vincemmo il congresso genovese con il 60%, che lasciò stupefatti i romani perché il capo dell’opposizione era Alessandro Natta.”
Da allora sono passati 25 anni. “Io ho tenuto insieme quel mondo dall’ ’89 al 2014 e da quando Renzi è comparso sulla scena in molti non mi hanno più seguito. Io però sono profondamente convinto che la speranza e il futuro di questo Paese sia proprio in lui perché la mia generazione ha avuto la possibilità finale con Bersani nel 2013, che io sostenni allora, e il mio rapporto con il premier attuale nacque ancora prima del voto, come lui ha ricordato ai Magazzini del Cotone, perché mi sembrava incredibile che una persona che da solo ha preso il 40% non facesse la campagna elettorale. Nel 60% di Bersani, infatti, c’era anche il mio voto, ma nel 40 di Renzi c’era solo il suo – ha proseguito – Lui rappresenta aspirazioni di un pezzo di Italia che noi non riusciamo a rappresentare, che non ci vota”.
Poi un chiara frecciata alla campagna elettorale portata avanti dalla Lega e la sfida che invece bisognerebbe mettere in campo per vincere alle prossime elezioni politiche. “E’ facile prendere voti puntano alla pancia degli elettori, ad esempio dicendo che bisogna sparare agli scafisti, ma se invece vuoi cambiare il Paese ci vuole una persona che vada avanti con innovazione e coraggio e dietro a questo ci deve essere un popolo perché se non ce l’hai sull’Italicum te ne freghi, ma se non ce l’hai su scuola, lavoro e pensioni è un problema serio – ha detto – Quindi bisogna costruire, a livello di partito e di sindacato, non dico un’unanimità, ma una parte larga. Vi assicuro che su come ho difeso Fincantieri, poi alcuni non vanno a votare perché sono di Lotta Comunista, però hanno apprezzato il mio lavoro”.
“Questa mi pare la sfida da portare avanti – ha concluso – il problema non è aver perso perché ci siamo divisi. Certo che abbiamo perso per questo, ma il punto è il perché ci siamo divisi e cosa si può fare per non dividerci di nuovo quando si voterà per le politiche”.