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Pietra, al Santa Corona due convegni di livello internazionale

Si terranno presso la sala congressi "Lorenzo Spotorno"

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Pietra, al Santa Corona due convegni di livello internazionale
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Pietra Ligure. Nel fine settimana l’ospedale Santa Corona di Pietra ospiterà due importanti convegni che vedranno la partecipazione di esperti e chirurghi di calibro internazionale.

Domani presso la sala congressi “Lorenzo Spotorno” è in programma un meeting nazionale dal titolo “Gli approcci conservativi ed il recupero funzionale precoce nella protesizzazione totale di anca”. Il corpo docente è stato selezionato a livello nazionale e sono più di 100 i chirurghi iscritti provenienti da tutta Italia

“Gli approcci conservativi ed il recupero funzionale precoce nella protesizzazione totale all’anca è un argomento molto attuale: sempre più spesso i pazienti ci sottolineano la necessità di recuperare in tempi rapidi la funzionalità dell’anca operata per svariati motivi”, spiega Andrea Camera, direttore della struttura complessa di chirurgia protesica del Santa Corona nonché nuovo presidente dell’Alioto, l’Associazione degli Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri Liguri.

“A Pietra Ligure è da molti anni che sviluppiamo tecnologie volte a favorire un recupero precoce e una dimissione in tempi rapidi; sono già più di 200 i pazienti messi in piedi dopo 6 ore dall’intervento di protesi di anca e di ginocchio grazie al progetto ‘alzata precoce’ portato avanti grazie alla felice collaborazione con i colleghi anestesisti. I vantaggi si ripercuotono soprattutto sul paziente ma non dimentichiamo il notevole risparmio economico legato alla diminuzione delle giornate di degenza necessarie”.

Il congresso, grazie alla presenza e al contributo di importanti esperti del settore, potrà offrire utilissime linee guida per una migliore e più rapida gestione dei pazienti operati. “Tra i docenti abbiamo inserito anche l’anestesista ed una psicologa che collabora con noi su di un progetto per il supporto psicologico del paziente trattato chirurgicamente: non dimentichiamo i vantaggi e le ricadute positive di un approccio globale, capace di prendersi in carico del paziente in maniera più completa”.

Sabato, invece, rianimatori e chirurghi specializzati nel settore epatobiliare, di calibro nazionale ed internazionale, si confronteranno nel corso di un importante convegno: “Il Trauma epatico. L’iter diagnostico e terapeutico nei Centri Hub e Spoke”. L’obiettivo del congresso è sottolineare l’importanza di diversi aspetti: la corretta allocazione del paziente, la riduzione delle tempistiche di intervento e la gestione del trauma attraverso le varie tipologie di terapia attualmente a disposizione. Il trauma nei paesi occidentali è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori e, in particolare, il trauma epatico ne rappresenta uno degli aspetti più drammatici.

“A differenza degli Stati Uniti, dove prevalgono i traumi cosiddetti “ trauma aperti”, causati per lo più da arma da fuoco, in Europa i traumi addominali sono più spesso conseguenza di incidenti sul lavoro o incidenti stradali; in questo contesto il fegato è, dopo la milza, l’organo più frequentemente coinvolto: si registra un 26% dei casi. Diviso in diversi gradi di gravità, il trauma epatico si può presentare come una semplice contusione o con un quadro clinico drammatico, che per essere adeguatamente affrontato necessita di un percorso coordinato ed efficiente”, spiega Riccardo Pellicci, responsabile scientifico della progettualità in campo oncologico epatobiliopancreatico.

“La velocità della diagnosi, l’adeguatezza delle prime cure, l’invio ai centri di riferimento dove le strutture permettono un adeguato trattamento, la gestione delle complicanze, l’esperienza delle equipe chirurgiche e rianimatorie coinvolte, sono tutti fattori che incidono in modo molto significativo sulla sopravvivenza del paziente”, aggiunge Giorgio Barabino, direttore della struttura complessa di anestesia e rianimazione di Pietra Ligure.

Luca Berto
4 Giugno 2015 alle 19:31
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