
Liguria. Tre giorni di Europa a Genova e in Liguria per affrontare il tema della pesca partendo dall’ascolto dei lavoratori del settore. L’eurodeputata Renata Briano in occasione della manifestazione Slow Fish, organizzata da Slow Food al Porto Antico di Genova, ha invitato in Liguria due colleghi del gruppo S&D della Commissione pesca del Parlamento europeo: l’inglese Richard Corbett e la francese Isabelle Thomas.
La delegazione europea è stata ricevuta dalla Capitaneria di Porto di Genova, dove con l’ammiraglio Meloni si è discusso del rapporto tra la pesca e i diversi livelli delle istituzioni, dall’Europa, al Governo fino alle Regioni. All’incontro, oltre ai rappresentanti del MEDAC e del Ministero delle Politiche Agricole, hanno partecipato anche le associazioni di categoria del settore ittico che, dopo aver sottolineato le difficoltà della pesca a livello regionale e nazionale, hanno lanciato la proposta, condivisa dagli eurodeputati, di creare una rete europea dei pescatori per condividere proposte e problemi.
Per ascoltare da vicino i problemi e le richieste del settore ittico, Briano, Corbett e Thomas hanno incontrato i pescatori di Camogli e di Portofino e ricercatori dell’Area Marina Protetta di Portofino. “Dal confronto con i pescatori sono emersi problemi sui quali possiamo lavorare da subito in Europa – ha spiegato Renata Briano – Penso a una regionalizzazione della pesca, a un utilizzo migliore dei fondi europei a sostegno della pesca artigianale e a investimenti sulla ricerca scientifica per favorire una gestione più sostenibile”.
“Nei seminari di Slow Fish in cui abbiamo partecipato io e i miei colleghi – ha proseguito Renata Briano – abbiamo cercato di mettere in evidenza l’importanza dell’Europa come ente capace di tutelare l’ambiente e di ascoltare le esigenze del territorio. L’Europa è un’opportunità e uno strumento di sviluppo, non è un’ente che si perde nella misura di pesci e ortaggi come certi politici vogliono strumentalmente dipingere”.
In queste ore intanto contro SlowFish si è scagliata l’ENPA savonese: “Dobbiamo mangiare meno pesce, non pesce più sostenibile – dicono – incoraggiare semplicemente la gente a mangiare nuove specie non ridurrà la pressione sugli stock ittici, produce solo una crescita della quantità totale di pesce mangiato, e quindi pescato”.
La Protezione Animali savonese ricordache in Italia in media ogni persona consuma già 30 kg di pesce all’anno, contro i 20 della Gran Bretagna, i 40 della Spagna ed i 60 del Portogallo: “L’Italia dipende dal pesce estero per più di sette mesi all’anno, se dovesse contare solo sulle proprie risorse ittiche le finirebbe ad aprile. La maggiore causa dello spopolamento dei mari è il sovrasfruttamento di tre quarti degli stock europei, che si riproducono molto meno di un tempo, per colpa dell’inquinamento e della gestione insostenibile della pesca professionale e sportiva. Portare nuove specie nel menu senza dare la possibilità agli stock di riformarsi condanna quasi tutti gli stati che si affacciano sul Mediterraneo e sull’Atlantico ad essere predatori “insostenibili” di pesce come il Giappone, che mangia di tutto e di tutti i mari”.
“E neppure il pesce allevato nelle ‘fattorie del mare’, che costituisce ormai il 60% del consumo italiano, è ‘buono, pulito e sostenibile’ – conclude l’ENPA – perché per sfamarlo si riducono in farina di pesce milioni di tonnellate di piccole specie marine pescate apposta, impoverendo ancora di più il mare, in cui stanno crescendo solo le meduse, che a loro volta divorano le larve degli altri pesci. Quindi l’appello della Protezione Animali savonese è di non seguire gli incoscienti inviti di Slowfood, Eataly, Ministero delle Politiche Agricole, Regioni e, purtroppo, associazioni ambientaliste: se amate davvero il mare ed i suoi abitanti, non mangiateli”.