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Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: “Pietruzzo” Tomaselli, l’enfant prodige con un futuro da profeta del soccer

Christian Galfrè
17 Aprile 2015 alle 13:06
17 Aprile 2015
Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: “Pietruzzo” Tomaselli, l’enfant prodige con un futuro da profeta del soccer
Foto di repertorio
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Savona. Da sempre, il calcio è stato un modo per migliaia di ragazzi di esprimere le proprie abilità e il proprio talento, abbinando la propria attitudine con un duro e costante allenamento nell’arco degli anni.

Nessuno può diventare un grande giocatore senza sforzarsi e senza allenarsi, è necessario fare tanti sacrifici e rinunciare a molte cose pur di inseguire il proprio sogno. L’allenamento migliora tantissimi aspetti di un giovane che ha voglia di diventare qualcuno nel mondo del pallone, e servono tanti anni per maturare e diventare più forti.

Ma ci sono casi (molto rari) in cui si può diventare “qualcuno” già da piccoli: sembra proprio questo il caso di Pietro Tomaselli. Pietro è nato nel 2004, e nonostante la tenera età ci dimostra che anche senza allenarsi, il suo talento spiccherebbe comunque, senza ombra di dubbio.

Questo bambino prodigio è nato a Courcelles, dove vive insieme ai suoi genitori e alle due sorelle maggiori, ma ha origini siciliane, nello specifico di Trapani: sia i genitori di sua madre che di suo padre sono nati a Trapani, e si sono trasferiti in Belgio tanti anni fa.

Pietro, come i suoi genitori, ha comunque imparato sin da piccolo l’italiano, ed ogni estate va in vacanza in Sicilia a trovare i propri parenti nel trapanese. Ma cosa rende questo bambino un prodigio? Semplicemente il fatto che a 9 anni gioca come un ragazzo di 18, che il pallone non glielo toglie nessuno dai piedi, che ha le movenze di un numero 10, che con i suoi coetanei non può giocare perché palesemente più forte.

La sua “carriera” inizia all’età di 5 anni, con l’Action 21, una società molto importante nel calcio a cinque. Mostrava già un grande talento, infatti subito andò a giocare con i bambini più grandi. Voleva giocare anche a calcio e così nel 2012 ha iniziato con le giovanili del Mons (società professionistica belga), ma dopo soli due mesi lo notò l’Anderlecht, squadra che con i giovani ci sa fare, figuriamoci con un bambino prodigio di 9 anni, e che lo volle tra le sue fila.

Già alla sua età, Pietro è stato osservato da un campione del calibro di Zinedine Zidane, che è rimasto completamente allibito di fronte al talento cristallino di questo enfant prodige, così come ha fatto la conoscenza di Renzo Castagnini, ex capo osservatore della Juventus, ora al Tottenham, che ha avuto modo di chiacchierare col padre del ragazzino. Lo stesso Castagnini ha esternato il proprio stupore nei confronti di questo piccolo Maradona, dicendo al padre che un bambino così nasce una volta ogni 40 anni e che secondo lui, Pietro ha il 90% di possibilità di sfondare e il 70% di diventare più forte di Messi, come viene riportato in un’intervista al papà del baby prodigio.

Ovviamente il padre, Pino Tomaselli, ha tutto l’interesse di vedere suo figlio coronare il proprio sogno, ma per adesso è importante, se non fondamentale, che il bambino cresca nel suo ambiente e che la sua formazione, calcistica e scolastica, sia serena e segua un normale percorso… sempre che non bruci le tappe ancora una volta.

Sembra assurdo, ma è così. I grandi club europei come Real Madrid, Barcellona e Manchester United stanno facendo tutto per accaparrarsi le qualità del giovane bambino italiano, di dieci anni, Pietro Tomaselli. Il bambino, in forza all’Anderlecht, sta dimostrando un grande talento con il pallone tra i piedi. Figlio di genitori emigrati in Belgio, per motivi di lavoro da Trapani, il giovanissimo ragazzino, classe 2004, è stato definito come “predestinato”.

Anche i rossoneri e la Juventus hanno dimostrato vivo interesse. Il giovane è ancora piccolo e bisogna vedere come si formerà fisicamente, ma innegabili sono le qualità dimostrate finora. Nel frattempo ecco un video che mostra le prodezze del baby-fenomeno. In campo sembra avere 10 anni in più dei suoi avversari coetanei.

“Non ho mai visto nessuno giocare così a quell’età – spiega l’agente Fifa, Umberto Quistelli -; sembra un numero dieci di un’altra categoria, un fenomeno con la palla al piede”.

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