
Savona. «L’Arte, teorizzava a fine anni ’70 il filosofo Nelson Goodman, consiste di linguaggi o di sistemi simbolici». E’ quanto rileva in un articolato saggio introduttivo il critico Franco Dante Tiglio anche a proposito dell’opera di Giovanni Tinti in mostra fino a domenica nel Palazzo del Commissario al Priamar (venerdì 15-17,30; sabato e domenica 10,30-12,30/15-17,30) col titolo «Il conflitto fra due culture», quello della «irruzione della tecnologia» nel mondo più o meno formale-informale della Cultura Umanistica.
Una mostra per certi versi sorprendente per la freschezza figurativa giovanile («Sul mare», 1951) accanto alla predilezione per la pura forma già nelle ferrigne «Maone» del porto di Savona.
E poi la «ricerca delle strutture interne del visibile», libero assemblaggio di ossa umane in un nuovo mondo significante che sembra utilizzare la «legge della pregnanza» presente nelle «immagini mentali» con effetti «optical» dell’incisore olandese Maurits Cornelis Escher («Ariete», 1969).
Infine la scoperta della forza iconica delle «Bande meccanografiche» (anni ’70) e dei visionari «Ideogrammi» (anni ’90).