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Savona, discariche a cielo aperto tra il Santuario e Naso di Gatto fotogallery

Rifiuti abbandonati, situazione di degrado

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Savona. Una grande quantità di rifiuti abbandonati senza troppa cura anche lungo le sponde del Letimbro, una lunga serie di “discariche a cielo aperto” più o meno grandi ma tutte ugualmente desolanti perché non sono solo manifestazione lampante della maleducazione delle persone ma anche e soprattutto simbolo evidente della scarsa coscienza ambientale e della ancor più scarsa affezione per la natura ed il pianeta su cui tutti noi abitiamo.

E’ deprimente lo spettacolo a cui si può assistere risalendo a piedi o in auto la strada che dal Santuario porta a Naso di Gatto. Ogni cento metri fatti, sul greto del fiume e pure nel suo letto, ci si imbatte in mucchi di rifiuti, sacchetti della spazzatura stracolmi, ingombranti, elettrodomestici, perfino dei motorini.

A denunciare la situazione è Giulio Scacciotti: “Il fiume è a due passi – fa notare – Tutta questa spazzatura prima o poi finirà nell’alveo e da lì arriverà a valle. La gente crede che abbandonare questo tipo di materiali in posti del genere sia normale perché tanto ‘la natura mangia tutto’. La natura mangia tutto, ma poi noi ‘mangiamo’ la natura. Prima o poi queste porcherie finiranno nei nostri piatti. Se andiamo avanti così mangeremo pesci di plastica”.

Le immagini si riferiscono solo alle prime tre discariche trovate partendo da Santuario in direzione Naso di Gatto, ma in realtà lo spettacolo resta uguale a sé stesso in ogni punto: “In qualunque punto sia possibile fermarsi con la macchina e a fianco ci sia un dirupo viene abbandonato qualsiasi tipo di rifiuto – spiega ancora Scacciotti – Dai motorini alla spazzatura più comune.

Nonostante ci sia la raccolta differenziata, c’è molta gente che preferisce fare tanta strada per buttare un sacchetto di spazzatura in mezzo a un bosco piuttosto che conferirla nel bidone”.

Un comportamento assai strano: “Non so dire perché tanti si comportino così. Pare che non siano disposti a ragionare e capire cosa stanno facendo e quali possano essere le conseguenze dei loro atti. Però l’ignoranza è grave, perché poi si ritorce contro noi stessi. E non solo contro chi ha commesso l’atto, ma anche contro quelli che lo subiscono. E questo non va bene”.

Sacchetti pieni di bottiglie di plastica abbandonati in un bosco invece che in un cassonetto: “Non c’è logica – ribadisce Scacciotti – Siamo a un chilometro dal campo di calcio del Santuario e lì ci sono i bidoni nei quali conferire ogni tipologia di rifiuto”.

Invece tanti preferiscono abbandonarli dove capita. Perfino gettarli in un fiume. E non soltanto le bottiglie di plastica, ma perfino materiali più ingombranti: “Ho trovato armadi, divani, frigoriferi, lavastoviglie, televisori, lavatrici, addirittura motorini“.

Qualche intervento di pulizia è stato fatto: “Ogni tanto qualcosa veniva portato via. E’ stata fatta una pulizia in occasione del Giro d’Italia, ma è stata una pulizia ‘di copertura’. E’ stata tolta la parte più ingombrante e tutto il resto è rimasto qui, sotterrato dalla terra. La classica polvere sotto il tappeto. Prima si vedeva facilmente dalla strada, ora bisogna affacciarsi. Ma c’è ancora tanta roba”.

La spazzatura più superficiale può finire nel fiume, ma anche quella finita sotto uno strato di terra è pericolosa: “La plastica si disintegra in frazioni quasi invisibili diventando qualcosa che non si vede ma c’è e inquina. Specialmente l’acqua. Qui siamo sul Letimbro che è quello che dà la maggior parte dell’acqua a Savona. Più in basso c’è il ponte dell’acqua buona, che i savonesi conoscono: lì ci sono le prese dell’acquedotto di Savona e tutta questa roba finisce lì dentro. La terra ha i suoi limiti anche nella sua capacità di rigenerazione. E rigenerare questo materiale è impossibile”.

Il Comune è stato informato: “Tempo fa ne ho parlato con gli uffici – conferma Scacciotti – Mi è stato risposto che non c’erano i soldi per fare la pulizia. Mi era stato proposto dal Wwf di fare una pulizia gratuita dei boschi (come fa anche Legambiente) ma non si è arrivati ad un accordo. Speriamo che ora si riesca a realizzare e che tutti lo sappiano. Rendere pubbliche queste iniziative è l’unico modo per istruire la gente”.

Luca Berto
13 Marzo 2015 alle 18:02
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