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Cambia il DG di Tirreno Power, i sindacati: “Perché si è dimesso Massimiliano Salvi?”

Luca Berto
27 Marzo 2015 alle 16:52
27 Marzo 2015
Cambia il DG di Tirreno Power, i sindacati: “Perché si è dimesso Massimiliano Salvi?”
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Vado Ligure. Un’assemblea unitaria per fare il punto della situazione e decidere le azioni da intraprendere. E’ quella che sarà convocata dopo Pasqua dalle segreterie nazionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil riguardo la crisi della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure.

Una crisi che i sindacati hanno battezzato “la crisi misteriosa”: “Una centrale fermata senza che superasse i livelli di inquinamento, le Istituzioni che ‘si incartano’ senza riuscire a trovare una soluzione apparentemente non difficile. L’inquinamento che non scende nei mesi successivi alla fermata. Insomma di cose strane ne sono accadute in questo periodo purtroppo non breve. Nel frattempo il sindacato, come sempre quando ci sono crisi aziendali ed occupazionali e soprattutto con il consueto realismo, è riuscito a cucire una trama che ha portato i massimi vertici di diversi ministeri (ambiente, sviluppo economico, salute) e addirittura la presidenza del consiglio del ministri, ad occuparsi della vicenda Tirreno Power”.

Nel frattempo la situazione è andata peggiorando: “Abbiamo accompagnato all’uscita, con strumenti condivisi, 130 persone circa e i lavoratori rimasti in servizio sono stati supportati dagli ammortizzatori sociali più conservativi. In un primo momento sembrava che la salvezza della società dovesse passare per un robusto piano di internalizzazione di attività; stranamente con il cambiare del direttore generale, è cambiato anche il piano e da quel momento parlare di insourcing sembrava come nominare il diavolo (ancora non capiamo bene i motivi di quell’approccio che ci è sembrato più ‘ideologico’ che industriale)”.

Non basta: “Pur avendo accettato totalmente il piano del sindacato mettendo da parte alcune proposte ben più traumatiche, l’azienda ha iniziato a fare provocazioni piccole e grandi, all’interno dei tre impianti: crediamo di aver visto giusto se diciamo, ora, che a quelle provocazioni non abbiamo voluto rispondere proprio perché ci sembravano tali e anche perché avevamo e abbiamo l’idea che qualcuno, da qualche parte, voglia far saltare il banco per motivi che capiremo, forse, solo alla fine del percorso (è sempre l’ultima scena che da senso all’intero film)”.

Poi la svolta: “È di questi giorni l’ultimo colpo di scena: le dimissioni del direttore generale Massimiliano Salvi. Fino all’ultimo ha cercato di far passare, con un braccio di ferro con le istituzioni (secondo noi anche giustificato, viste le vicende che abbiamo sopra ricordate, riguardanti i concreti livelli di inquinamento) la sua equazione relativa a quattro specifici punti: prendere o lasciare. È toccato a lui lasciare perché ha perso il suo braccio di ferro? Gli azionisti hanno preferito seguire altre strade? E quali? Appare come azzeccata, a questo punto, la nostra richiesta di fare un incontro proprio con tutti gli azionisti: lunedì, forse, sapremo, qualcosa in più”.

C’è ancora speranza: “Siamo ancora convinti che si possa condividere un percorso utile allo sblocco della vertenza in corso e consentire la ripresa delle attività a pieno regime nella centrale di Vado Ligure. Nel frattempo un concetto lo anticipiamo volentieri: all’interno di questo film i lavoratori non possono e non vogliono essere strumentalizzati. Diremo basta alle provocazioni (a qualcuno forse dispiacerà che non siamo caduti nella trappola) e diremo che è ora di fare un patto definitivo a tutela dell’occupazione. Tutto quello che doveva essere fatto, noi l’abbiamo fatto”.

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