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Bombardare la Libia? L’Europa può cambiare gestione

Redazione
21 Febbraio 2015 alle 11:45
21 Febbraio 2015
Bombardare la Libia? L’Europa può cambiare gestione
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Ogni giorno, ultimamente, ascolto i guru dell’informazione e dell’opinionismo che si esprimono sulla questione libica, improvvisamente illuminata a giorno dai riflettori mediatici, togliendo spazio persino all’Ucraina (che non è un problema reale di poco conto).

Sarà che si sono accorti inaspettatamente del cosiddetto “Isis” o che sono terrorizzati dall’enorme migrazione in corso?

Qualcuno di loro ha detto, con un po’ di disprezzo, che il popolo italiano aborrisce la guerra.

Eh, già, la guerra! Mi viene da pensare, come debba trasformare se stesso (essere umano) qualcuno per convincersi che sia giusto eliminare fisicamente altri esseri umani per raggiungere obiettivi che possono essere: stare sotto un altro padrone (cambiare stato), gestire le ricchezze di un paese (magari non il proprio), conquistare (oggi!) altri popoli e paesi. Senza contare che, ammesso che questi siano obiettivi appetibili, chi combatte potrebbe essere chi non li godrà, laddove conquistati, perché potrebbe morire o essere mutilato in guerra, e i risultati se li godono quelli che sono tranquillamente rimasti a casa.

La guerra, ancora più spaventosa con i moderni mezzi, dovrebbe essere un tabù per tutta l’umanità, come l’incesto o altre nefandezze simili.

Non c’è dubbio che, comunque, la situazione libica sia preoccupante.

L’Isis e i suoi simpatizzanti sanno come colpirci e provocarci. Prima di tutto, usando i moderni mezzi tecnologici, ci fanno assistere a uccisioni efferate di singoli o di piccoli gruppi di prigionieri. Infatti, hanno compreso che questo ci turba molto di più che le stragi di grandi quantità di persone: chi ha tanto gridato per le migliaia di palestinesi uccisi, oltre a esprimere un generico “dispiacere”?  Chi ha pensato di bombardare Israele perché la smetta con il genocidio dei palestinesi?

Chi piange tanto per i milioni di morti che l’Europa ha seminato in Africa in passato e che continua a seminare oggi attraverso lo sfruttamento bestiale, la depredazione del territorio? Chi si straccia le vesti per i morti in Iraq, in Afghanistan ecc.?

Un altro punto vincente dell’Isis è usare la carne dei poveri migranti per atterrirci. Infatti, noi siamo disposti a tutto per il petrolio libico, ma non siamo disposti a nulla per gli esseri umani che vivono in Libia (o altrove, negli scenari globali di guerra!).

Appena laureata, molti anni fa, per avere 1 punto in più nella graduatoria per le supplenze nella scuola, avevo seguito a Genova un corso di approfondimento di parecchi mesi sull’Africa, in particolare sul progetto di Gheddafi. Leggendo il Libro Verde, ero rimasta affascinata dalla sua persona e dalla sua ideologia. Nel tempo, Gheddafi ha tradito la sua stessa rivoluzione, tutte le leggi dell’Islam, di cui si dichiarava “la guida”, è diventato un mostro tirannico e depravato.

Mi riesce difficile, però, credere che chi lo ha bombardato e ucciso, lo abbia fatto perché commosso dalle tante sofferenze del popolo libico! (Se non ci fosse il petrolio in Libia, il paese sarebbe così interessante?)

Lo stesso provo un grande disagio (e vergogna, come italiana) per i nostri politici che rimpiangono i patti con Gheddafi perché, oltre a garantire l’oro nero, impedivano ai poveracci di salpare, rinchiudendoli in campi di concentramento, sottoposti a torture e crudeltà.

Tutto questo per salvare la “fortezza Europa”, per chiudere le frontiere davanti alle persone, volendo, come sempre, materie prime a basso prezzo, e brindando, come sempre, con il sangue altrui.

Oggi, l’Europa può andare in guerra, come la vecchia potenza coloniale che è stata, affamata  solo di risorse, generando ulteriore odio. Bombardare (ma poi bombardare chi? Quale tribù? Quale parte?) non produrrà effetti costruttivi ma distruttivi, e non fermerà le tanto temute migrazioni di massa. Seminare odio e terrore nei tempi moderni, con sette miliardi di persone, inoltre, non è neppure un pensiero furbo!

Sarà facile per l’Isis – infatti è ciò che si aspetta- trovare, così,  proprio tra sette miliardi di persone (non dimentichiamo che il mondo è globale), molti ulteriori affiliati e fiancheggiatori ovunque, tra le persone senza identità, cariche di odio e di male, che trovano nella delinquenza e nell’omicidio la loro ragione di esistere.

Ma l’Europa (se non è solo il brodo di cultura di due grandi potenze che ambiscono  -di nuovo,  magari con strategie moderne-,  a dominare il mondo, cioè Germania e Russia, più la Francia che non è in grado ma vorrebbe pure!) può provare a cambiare gestione: intanto, aprire la fortezza, lasciare libero accesso alle persone così come in Europa, eliminando i fenomeni assassini degli scafisti e persino risparmiando il denaro dei recuperi. Siamo davanti, infatti, a una migrazione inarrestabile provocata dalle tante guerre in corso. Lasciar morire tutte queste persone, sarà un ulteriore debito nei confronti della storia (e anche un ulteriore motivo di odio).

Invece, diminuire le guerre, fermerà l’esodo: quasi nessuno lascia la propria terra, perdendo tutto, se non ne è costretto.

Poi, può aiutare gli stati a trovare il loro modus vivendi, pacifico ma indipendente.

Mi viene in mente che l’Italia, dopo la guerra, è stata molto aiutata. In particolare, data la posizione geografica, i paesi occidentali avevano paura che diventassimo comunisti ed entrassimo a far parte dell’orbita dell’URSS. Per questo, hanno finanziato il nostro status quo. Mi rendo conto che, forse, rimanere democristiani non sarà stata la soluzione ottimale ma, in fondo, siamo stati abbastanza bene.

Si potrebbe attuare un meccanismo simile: aiutare economicamente e politicamente un governo purché (come succede per i paesi che aderiscono all’Unione Europea) si impegni a garantire i diritti delle persone e a sviluppare regole di progresso sociale. Il tutto ci costerebbe senz’altro meno, economicamente, di tutti quei meccanismi guerrieri che servono solo a dimostrare che si è una “potenza”, intendendo con questa parola una sovranità capace di uccidere e di mantenere una mentalità imperialista, in spregio di vari miliardi di persone tenute in condizioni di fame e di terrore.

 Renata Rusca Zargar

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