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Da pr a pellegrini: Federico Cosentino e Christian Pasquerelli sul cammino di Santiago di Compostela fotogallery

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Albisola. Per lavoro devono essere sempre al centro della movida, tra ristoranti e locali, spesso con la musica da discoteca nelle orecchie, ogni giorno con il sorriso sulle labbra e una parola per tutti. Devono conoscere ogni persona che incontrano, essere sempre brillanti ed avere la parlantina sciolta, perché tenere le “pubbliche relazioni” è il loro mestiere.

E’ per questo che stupisce e incuriosisce pensare che due ragazzi come Federico “Fex” Cosentino, (gestore insieme ad alcuni soci dei Golden Beach di Albisola) e il suo amico Christian Pasquerelli (proprietario di un residende-ristorante stellato a Bergeggi) abbiano deciso qualche settimana fa di intraprendere a piedi il pellegrinaggio di Santiago di Compostela, che è uno dei più noti cammini di tutta la cristianità.

L’idea è arrivata da Christian: “Nel 2014 ho fatto le ultime sette tappe del cammino con alcuni amici australiani. E’ stata un’esperienza incredibile, così quest’anno ho voluto percorrere l’intero cammino. Ho chiesto a Federico di accompagnarmi”.

“Inizialmente ero scettico – confida l’amico – Così mi sono documentato. Per esempio ho letto ‘Il cammino di Santiago’ di Paulo Coelho e ho visto il film omonimo con Martin Sheen. Alla fine mi sono convinto. La gente crede che si tratti solo di un pellegrinaggio, ma è tutt’altra cosa. Quello che si vede in Tv o si legge nei libri non è che una piccola parte della realtà. Il cammino di Santiago è fatto di tanta fatica e tanta condivisione”.

Non per niente lo scorso anno è stato percorso da oltre 200 mila persone. Una folla considerevole. Che però non deve ingannare: “E’ un vero e proprio viaggio in trekking della lunghezza di 900 chilometri attraverso zone aspre ed impervie – raccontano i due – Lo sono ancora di più in inverno, come adesso, quando sulla strada ci sono diversi centimetri di neve. Il cammino è fatto a tappe: in ognuna si può trovare un ostello nel quale passare la notte e rifocillarsi. Ma tra un ostello e l’altro ci sono anche 40 chilometri. Le tappe sono tutte molto belle, ma se il meteo è negativo, come in questo periodo, tanti si fermano”.

Loro, invece, vanno avanti. Ora sono a circa metà strada. Finora è stata una vera faticaccia: “Serve grande preparazione fisica, ma anche grande motivazione. Perché quello di Santiago è anche e soprattutto un viaggio interiore. Si sta in comunità con gli altri, ma ci sono tantissimi momenti per stare da soli con sé stessi”.

Un’esperienza che, per quanto avvenga in un territorio aspro, è prima di tutto un viaggio interiore: “Percorrere questo cammino permette di imparare tanto su sé stessi – confermano ancora Federico e Christian – sul proprio altruismo e sulla propria capacità di condividere”.

E proprio nell’ottica della condivisione, Federico e Christian stanno raccontando il loro viaggio postando regolarmente su Facebook foto e video del loro lungo cammino: “E’ un’esperienza così straordinaria e forte che vogliamo condividerla con tutti i nostri amici. Che ci incitano e ci danno forza”.

Gli incoraggiamenti non arrivano soltanto da casa: “L’altro giorno stavamo percorrendo una salita piuttosto ripida. Un camionista si è affiancato a noi e ci ha suonato il clacson per spronarci. E’ stata una cosa che ci ha dato molta forza, anche più del miraggio dell’ostello”.

Che è proprio un ambiente in cui a condivisione è tutto: “Negli ostelli si può mangiare e dormire. Non c’è una tariffa, si paga con un’offerta libera. Lì capita di incontrare persone di ogni nazionalità, ciascuna con il proprio carattere. Tra una tappa e l’altra, come detto, ci sono anche 40 chilometri di distanza. Molti intraprendono questi viaggio in solitaria, così quando arrivano nei punti di ristoro e si trovano in mezzo ad altri viaggiatori hanno soltanto voglia di parlare e di raccontare”.

Federico e Christian, invece, viaggiano in coppia: “Essendo in due non si ha solo il proprio punto di vista sulle cose che si vedono o le sensazioni che si provano durante il cammino, ma c’è anche il punto di vista dell’altro che di solito è diverso dal proprio. E’ una ricchezza in più. E pure un grande conforto. Ogni giorno che passa ci stiamo rendendo sempre più conto di come il viaggio verso Santiago sia prima di tutto una metafora della vita”.

La vita lavorativa di Federico e Christian sembra essere molto distante da ciò che caratterizza il loro viaggio. E perciò verrebbe da chiedersi come mai abbiano deciso di intraprendere il pellegrinaggio: “L’immagine che c’è all’esterno spesso è diversa da quella che è la vita privata. Anche tra i Pr c’è chi è più materialista e chi non lo è affatto. Noi cerchiamo sempre di avere rapporti empatici con le persone. Non c’è un motivo particolare per cui abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Solo una serie di eventi, una necessità di spiritualità, di stare da soli e di provare nuove emozioni. Quello di Santiago è un cammino di origine religiosa, ma si può percorrere per diverse ragioni: religiose (per espiazione), spirituali (per ritrovare la pace interiore, come nel nostro caso) o addirittura per sport”.

Federico e Christian sono a circa 500 chilometri dall’arriva a Santiago: “Ne avremo ancora per una ventina di giorni circa. A volte è davvero dura. Nei primi giorni arrivavamo anche con tre ore di anticipo rispetto ai nostri compagni di viaggio. Poi mi sono fatto male ad un piede e allora abbiamo cominciato ad arrivare per ultimi”.

Ma come si dice, “è il viaggio che conta, non la destinazione”. Né quanto tempo ci si mette per raggiungerla.

Luca Berto
25 Gennaio 2015 alle 14:43
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