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Truffa a Savona: “Un regalo per mia figlia”, ed esce dal negozio con il resto di 200 euro mai pagati

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Truffa a Savona: “Un regalo per mia figlia”, ed esce dal negozio con il resto di 200 euro mai pagati
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Savona. E’ entrata spiegando di voler regalare alla figlia dei prodotti, ed è riuscita ad uscire dal negozio con 170 euro di resto per i 200 euro che avrebbe pagato il marito di lì a poco. L’ennesimo caso di truffa “alla Totò” arriva da Savona, dove due giorni fa una parrucchiera savonese ha subito il più classico dei “furti con destrezza”.

Lei, che chiameremo Carla, ancora non si capacita. “Faccio questo lavoro da una vita, non sono l’ultima sprovveduta. Eppure ci sono cascata”. Anche la commessa Giulia (altro nome di fantasia) non sa spiegare come è andata: “Mentre vedevo Carla che dava i soldi alla signora pensavo ‘Ma cosa sta facendo?’, però mi sentivo come immobilizzata. Sembrava di essere in The Mentalist”.

Eppure l’esordio non ha nulla di sospetto. Una signora bionda che dimostra circa 60 anni, alta 1.60, carnagione chiara e nessuna inflessione dialettale o straniera, entra nel negozio spiegando che sua figlia si sposerà il 10 gennaio e chiedendo un preventivo. Per un po’ Carla e la cliente discutono della cosa: annuncia che la figlia passerà nel pomeriggio a chiedere un preventivo, e chiede alla parrucchiera di non fornirle i prezzi “perché voglio regalargliela io”. Poi prende appuntamento per sé per domenica, e lascia un cognome: Villa.

A quel punto, “già che c’è”, decide di comprare un regalo per Natale alla figlia. Una piastra costa troppo, meglio ripiegare su alcuni prodotti: spesa totale, 30 euro. Ma la donna non ha soldi con sé e la sua carta di credito, racconta, è guasta e “non va con i pos”: telefona quindi al “marito”, che lavora in zona, per chiedergli i soldi.

L’uomo ha solo 200 euro interi e non può allontanarsi dal posto di lavoro, per cui la “cliente” chiede alla parrucchiera di mandare la commessa con lei, portandosi dietro 170 euro di resto. La signorina Giulia prende i prodotti, ma al momento di prendere i soldi succede qualcosa. Forse il clima instauratosi in negozio, forse la capacità della donna di affabulare con le parole, fatto sta che Carla, senza accorgersi, consegna il denaro alla cliente anziché alla commessa.

La truffatrice, evidentemente munita di grande fiducia in se stessa, si permette addirittura una battuta: “Li prendo io, che magari poi la ragazza – indicando la commessa – scappa coi soldi”. Le due escono dal negozio, fanno qualche isolato in centro e arrivano nei pressi del portone dove si presume lavori il marito. La donna indica il palazzo e il portone, e spiega alla commessa di citofonare “Villi” (e non Villa come detto in negozio). La signorina Giulia, allarmata dall’errore nel cognome, pensa a una fregatura, si gira, ma la “cliente” è già scomparsa.

La commessa prova a cercare prima la donna, poi il portone, ma ormai la truffa è consumata. Alla professionista savonese non resta che sporgere denuncia ai carabinieri e raccontare la sua storia, perché altre colleghe non cadano nello stesso tranello: “Mai in vita mia ho dato i soldi in mano a una estranea, e ancora adesso non ho idea di come sia potuto accadere”. Meno male che a Natale sono tutti più buoni.

Andrea Chiovelli
18 Dicembre 2014 alle 12:37
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