
Genova. Il suo nome è noto alle cronache della Riviera di Ponente perché, nel 2004, a Garlenda aveva ucciso la sua convivente, Roberta Bordin. Dopo aver scontato 12 anni di carcere per omicidio, Michele Arcangelo Conte, 49 anni, era tornato in libertà ma nella notte della vigilia di Natale l’uomo è tornato in manette con l’accusa di stalking.
L’arresto, effettuato dalla polizia genovese, è avvenuto appunto nella notte del tra il 24 ed il 25 dicembre mentre Conte (con precedenti oltre che per omicidio, anche per incendio aggravato, maltrattamenti in famiglia e minacce) si trovava ancora nel portone della sua nuova vittima, una donna con cui in passato aveva avuto una relazione.
E’ stata proprio la donna, allarmata dallo strano comportamento del 49enne, che già in precedenza si era appostato vicino a un muretto con l’intento di spiarla dentro casa, a chiamare gli agenti. Inoltre, il giorno prima, la signora si era presentata negli uffici della Squadra Mobile raccontando nel dettaglio le vessazioni subite da Conte, con cui, recentemente aveva avuto una relazione sentimentale, interrotta anche per i comportamenti ossessivi. Secondo quanto riferito dalla donna, l’ex, incapace di accettare la fine della storia, aveva iniziato a perseguitarla, controllandone gli spostamenti, nascondendosi sotto la sua abitazione per spiarne i movimenti e minacciandola a più riprese, anche nel cuore della notte.
Accertati i fatti e svolte e le successive indagini, Conte è stato denunciato per “stalking”, delitto che prevede l’arresto in flagranza del reato. Nella tarda serata del 24 dicembre, la vittima, dopo essersi accorta della presenza minacciosa dell’uomo vicino a casa sua, ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Di qui l’arresto da parte degli uomini delle Volanti e della Squadra Mobile di Genova.
Nel 2004 Conte si era reso responsabile dell’efferato omicidio dell’allora convivente Roberta Bordin, raggiunta da 22 coltellate al petto e all’addome dopo una lite nella casa di Villafranca, località di Garlenda. Ossessionato da una vita di coppia piena di incomprensioni, colto da un raptus improvviso, colpì la donna con cinque fendenti al petto. Il figlio di soli dieci anni aveva trovato il corpo della madre in un lago di sangue e aveva lanciato l’allarme. Nel frattempo Conte si era recato da un avvocato albenganese per confessare. Nell’ottobre 2006 la sentenza d’appello ridusse la condanna da sedici a dodici anni, poi ridotta ulteriormente di tre anni con l’indulto, espiati nel carcere di Marassi.
A giugno del 2007 Conte fu nuovamente condannato per tre anni e quattro mesi di carcere per maltrattamenti in famiglia, in relazione ad un episodio avvenuto il 22 gennaio del 2004, quando dopo una lite aveva messo le mani intorno al collo della Bardin, che era però riuscita a fuggire e a denunciarlo. All’origine della lite il fatto che Conte non le perdonava di aver interrotto una gravidanza.