
Vado L. La centrale termoelettrica di Vado Ligure potrebbe essere chiusa. A sostenere questa ipotesi è il quotidiano “Il Sole 24 Ore” secondo cui, alle condizioni imposte dal Parere Istruttorio Conclusivo redatto dalla commissione IPPC, Tirreno Power non potrebbe fare altro che dismettere l’impianto vadese. Nell’articolo odierno del quotidiano economico vengono anche riportate le parole dell’azienda: i dirigenti avrebbe ammesso che “nonostante gli sforzi finanziari e tecnologici, ci stanno mettendo nelle condizioni di non poter proseguire nell’esercizio della centrale”.
Le “condizioni” alle quali si fa riferimento sono quelle contenute appunto nel parere ministeriale per il rilascio della nuova AIA che, come già anticipato ieri, prevedono una notevole riduzione delle emissioni (da subito), l’avviamento non più ad olio combustibile, ma a gas naturale e la copertura del carbonile entro marzo 2015. Richieste che, per essere soddisfatte, impongono all’azienda di effettuare degli interventi di adeguamento dell’impianto che non sarebbero ovviamente di poco conto.
Per fare un esempio pratico: l’avviamento a gas anziché ad olio comporterebbe l’installazione dei bruciatori nei gruppi VL3 e VL4. Una modifica che richiederebbe un anno e mezzo di lavoro, un lasso di tempo durante il quale la centrale dovrebbe continuare a restare ferma. Lo stesso vale per il carbonile: dovrebbe essere ultimato nel giro di pochi mesi, ma invece servirebbero anni.
Insomma il concetto è chiaro: per adeguare l’impianto di Vado alle prescrizioni della commissione IPPC (posto che davvero tecnicamente ci si riesca) servirebbero numerosi interventi alle strutture che sarebbero ultimati nel giro di “anni” e non di mesi. Considerato anche che la centrale è ferma da marzo per il sequestro giudiziario appare evidente che per l’azienda un ‘operazione di questo tipo potrebbe essere valutata come non fattibile. A quel punto la scelta più conveniente (dal punto di vista imprenditoriale s’intende) sarebbe quella di chiudere. Anche davanti all’eventuale via libera del ministero, con il conseguente rilascio della nuova AIA, la prospettiva di dover attendere ancora almeno un anno prima di rivedere la centrale in funzione suona come il colpo del ko per il sito produttivo vadese e i suoi lavoratori.