
Finale L. Un giro di affari stimato in più di due milioni di euro, 27 indagati e quasi 300 aziende truffate. Sono i numeri dell’indagine della Procura di Savona su una presunta attività illecita che aveva base a Finale Ligure e aveva anche portato al sequestro di due punti vendita, tra cui un grosso store in via Calice.
Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Chiara Venturi (che ha raccolto il testimone lasciato dal collega Danilo Ceccarelli) ha chiuso l’inchiesta. Il pm contesta ai 27 indagati il reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe. Secondo l’accusa, il sistema truffaldino elaborato per frodare ignari fornitori e produttori di merce di vario genere era semplice: erano state create delle società ad hoc per acquistare i prodotti che dopo essere stati ricevuti non venivano pagati, ma venivano rivenduti nei due punti vendita cittadini.
La truffa a danno delle aziende fornitrici si concretizzava quando, dopo la consegna dell’ordine, non ricevevano alcun pagamento oppure, se arrivava, avveniva tramite titoli scoperti. In molti casi, per guadagnarsi la fiducia dei venditori, gli indagati pagavano regolarmente un primo ordine per poi sparire dopo essersi fatti spedire altro materiale.
Così facendo, sempre secondo la tesi dell’accusa, gli ideatori della truffa riuscivano a rifornire i loro magazzini senza versare un euro. Le indagini hanno permesso di accertare che a Finale arrivava un po’ di tutto: dai divani ai prodotti alimentari passando per vestiti o altri oggetti di arredo. Merce che poi riempiva gli scaffali dei due negozi di finalesi.
Sono state le numerose querele presentate in tutta Italia dalle ditte truffate a dare il via all’indagine: gli accertamenti sulle società inadempienti hanno finito infatti per indirizzare gli inquirenti sugli store finalesi dove i prodotti venivano ricevuti.
La Procura di Savona ha quindi indagato 27 persone tra legali rappresentanti e lavoratori delle società che acquistavano la merce (la “Filtex”, la “società commerciale alta moda”, la “Grouptel”, la “Arredoghia”, la “Market più”, la “Natura e i suoi sapori”) e quelle che poi la rivendevano (la “Fsdm” e la “Perbacco”), entrambe con sede a Finale Ligure.