Lettera aperta all’onorevole Anna Giacobbe
Cara Anna,
ho letto il tuo prezioso contributo sul JOBS ACT e le tue relative perplessità. Il confronto è sempre utile, perché da esso normalmente scaturiscono buone decisioni. Tu sai che il Tema in oggetto non è il mio pane quotidiano, e per tale motivo ho letto le tue considerazioni con grande attenzione. Dai media, però, emergono posizioni di parlamentari ed iscritti del Pd davvero strane, eclatanti e molto ideologiche.
Si può fare sempre meglio, e molti spesso dicono – strumentalmente – che ci vorrebbe certamente ben altro. Io mi limito a segnalare che molti di costoro mai hanno speso una parola in favore di quei lavoratori – letteralmente “usati” con figure contrattuali o soggetti cooperativi di comodo – che non godevano e non godono di tutele e diritti che per altri lavoratori sono usuali (ferie, assegni di malattia, assegni per aspettative, per gravidanza e molto altro). Anche questi sono lavoratori. Forse non hanno in tasca una tessera di partito o di un’associazione sindacale, ma anche loro lavorano, anche loro andavano e vanno tutelati. Questi “Garanti della libertà e del lavoro” che pontificano e criticano, sino a ieri dove erano, di che si occupavano?
Per la situazione economica che il Paese sta attraversando, per la necessità di riforme vere e profonde che rendano più competitiva la macchina Italia, dopo le discussioni e le idee che hanno trovato tutti gli spazi politici ed istituzionali dovuti, ora è il tempo di decidere. Cara Anna, io sto con i lavoratori, ma anche con le aziende che danno lavoro ed hanno bisogno di flessibilità e certezze. Io sto con coloro che lavorano con grandi tutele – e non vanno penalizzati – ma anche con chi queste tutele non ha mai ricevuto ed in passato non è stato neppure adeguatamente difeso. Soprattutto però io sto con chi non ha un lavoro e con i giovani che stanno perdendo anche la speranza di trovarlo.
Il Jobs Act, certamente con dei limiti, risponde a questi bisogni e tenta di creare le condizioni per rivitalizzare il mercato del lavoro: una riforma vera per creare nuove opportunità di occupazione, che imprese, investitori e partner internazionali apprezzano. Recitare il film della mediazione – come avveniva in passato – per dare un ruolo a chi non ce l’ha o chi l’ha perduto, non mi interessa ed è sbagliato.
Rispettare l’opinione di tutti è giusto, ma andare avanti senza esitazione alcuna è una necessità: lo dobbiamo ai nostri giovani, al Paese.
Franco Vazio