
Quiliano. Nel marzo del 2013 era finito in manette nell’ambito di un’inchiesta su un presunto giro di immigrazione clandestina. Da stanotte un albanese di 35 anni, Gentian Sabliqi, che nel frattempo aveva patteggiato ed era ai domiciliari a Quiliano, è tornato in carcere. I carabinieri di Savona lo hanno infatti arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che è stata emessa dopo le segnalazioni di violazione della misura da parte del detenuto.
Davanti al mancato rispetto delle prescrizioni imposte dai domiciliari per l’albanese è scattato un aggravamento della misura cautelare. Sabliqui, che è assistito dall’avvocato Alfonso Ferrara, nei mesi scorsi aveva patteggiato tre anni e sei mesi di reclusione davanti al gip Fiorenza Giorgi. Insieme a lui nell’inchiesta sull’immigrazione clandestina erano rimasti coinvolti anche la savonese Raffaella Cervetto e due cittadini tunisini, Farhat Aloui e Mahjoud Bejaoui.
Secondo l’accusa (l’indagine era stata coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro), i quattro avevano elaborato un sistema per portare in Italia cittadini extracomunitari con un regolare visto di lavoro anche se poi loro non c’era alcuna occupazione. In particolare la Procura gli contestava di aver (con ruoli diversi) fatto arrivare in Italia (dietro il pagamento di cifre tra i 5 e i 6 mila euro) extracomunitari con un regolare visto di lavoro, ottenuto dalle autorità presentando le documentazioni richieste, senza però poi assumerli.
I ruoli, secondo la ricostruzione degli agenti di frontiera marittima della polizia di Savona, sarebbero stati ben definiti. Ai vertici ci sarebbero stati proprio Sabliqi e la Cervetto. Sarebbero stati loro che, con la scusa di aver bisogno di manodopera, si occupavano delle pratiche per fare ottenere il nulla osta della prefettura e il conseguente il visto di lavoro, agli extracomunitari “reclutati”. I due tunisini avrebbero avuto invece un compito di mediazione, quello cioè di trovare, attraverso parenti, amici e amici degli amici, connazionali interessati a trovarsi un lavoro in Italia, dietro al pagamento di cinque, sei mila euro.