
Andora. Venerdì pomeriggio è stato arrestato con l’accusa di detenzione e coltivazione di stupefacenti ai fini di spaccio dai carabinieri di Alassio, lunedì, dopo l’interrogatorio davanti al gip Emilio Fois è stato subito scarcerato. G.L., trentunenne di Andora, una volta tornato a casa, ha voluto chiarire di non aver nulla a che fare con lo spaccio. “Non ci sto a passare per quello che non sono, in tre giorni la mia immagine è stata rovinata. Io non avevo nessun laboratorio o piantagione in casa, ma un’arbanella con della marijuana per uso personale”.
“Io mi assumo le mie responsabilità, ma nelle dovute proporzioni – si sfoga G.L. -. Ammetto di aver avuto la marijuana in casa perché alla sera fumo una canna, ma le piantine che sono state trovate, due, erano destinate a quell’uso. Avevo comprato i semi un anno fa in un negozio e le avevo piantate quasi per gioco. Non ho mai avuto intenzioni diverse dal farne un uso personale: io lavoro, ho un’attività ed è così che mi mantengo, non certo facendo lo spacciatore”.
“Non voglio passare per un santo, ma sono stato trattato come un deliquente: in carcere in isolamento, ho passato 26 ore senza vedere la luce, una situazione terribile. Io non avevo hashish e tantomeno diviso in panetti o dosi. In casa mi hanno trovato una confezione, intera, di sacchettini che mi aveva regalato il negoziante dove ho comprato i semi: non li ho mai toccati. L’unico stupefacente che avevo era quello contenuto in un’arbanella di vetro dalla quale, alla sera, prendevo le foglie che mi servivano per fumare. Saranno stati al massimo 200 grammi, ma nulla più. Mi sono state sequestrate delle foglie secche e delle radici che erano dentro ad un sacco della spazzatura ed avevo buttato mesi fa perché le piante erano ‘maschi’, quindi non utilizzabili”.
A proposito dell’ipotesi che avesse allestito un laboratorio chimico per produrre la droga il trentenne di Andora è incredulo: “Avevo due piantine dentro una vaschetta per tartarughe e una abat-jours di casa con una lampadina al neon. Il tutto sistemato in un magazzino di dimensioni ridotto che è attaccato alla mia casa, ma quale laboratorio? Le sembra possibile? Ripeto io non voglio evitare di assumermi le mie responsabilità: coltivarmi la marijuana in casa non è legale, ma non significa che io sia uno spacciatore”.