
Vado Ligure. “Gli abusi su minori con disagi psichici maltrattati nella comunità di Savona non sono un caso isolato. Denunciamo da anni la mancanza di controlli. Nel cassetto della Boldrini ci sono ben due DDL non calendarizzati. E queste strutture ci costano in media 150.000 euro all’anno per bambino”. Eccole, in sintesi, le accuse lanciate dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, dopo i tristi fatti accertati dalla guardia di finanza all’interno del Nucleo 3D della Rsa Vada Sabatia, dove erano ricoverati pazienti con disabilità psichiche gravi, anche minorenni.
“Le immagini raccapriccianti dei minori maltrattati ci hanno lasciati sconvolti e addolorati, ma è ora di rendersi conto che non si tratta di un caso isolato – spiegano –
Lo scandalo di Vado Ligure non sarà l’ultimo, se non si mette mano al problema della mancanza di controlli efficaci e regolari su queste strutture: non possiamo lasciare questo compito alle sole forze dell’ordine che stanno facendo un lavoro straordinario. Sempre nella speranza che poi non trovino un giudice che assolve gli imputati perché erano mossi da ‘stato di necessità’. Ma se si arriva al punto in cui intervengono le forze di polizia, significa che a monte sono saltati dei passaggi essenziali nella filiera dei controlli, e la cosa che più ci amareggia è il fatto che sono anni che denunciamo questa situazione”.
“Tutte le vicende segnalate e gli scandali scoperchiati nel passato non sono serviti a nulla? – è l’amara domanda del Ccdu – Noi crediamo che questi abusi si possano prevenire.
Ma non siamo i soli. Recentemente la preoccupazione per i bambini ospitati in strutture residenziali per minori ha spinto l’onorevole Brambilla, presidente della commissione Infanzia, a presentare una proposta di legge al fine di ‘effettuare una forma efficace di controllo sulle case famiglia’. La stessa preoccupazione ha mosso anche l’onorevole Mara Mucci che ha richiesto una Commissione d’inchiesta parlamentare per far luce su questo settore e individuare delle soluzioni”.
“Il settore delle case famiglia è ormai diventato un business, ed è necessaria un’opera di trasparenza. È tempo di fare chiarezza non soltanto sulle situazioni specifiche, di competenza della magistratura, ma su tutto il sistema – invoca il Comitato – Ma queste proposte, purtroppo, giacciono nel cassetto della Presidente della Camera che non ne ha ancora deciso la calendarizzazione”.
“Questo articolo scatenerà certo le ire delle cooperative per minori del privato sociale che ripeteranno la solita tiritera su come non si possa generalizzare e mettere nel calderone anche le strutture e gli operatori onesti e dedicati che stanno facendo un ottimo lavoro. E in parte hanno ragione – ammettono dal Ccdu – Ma il problema della mancanza di controlli è un problema ormai troppo diffuso e non possiamo più mettere la testa sotto la sabbia”.
La onlus ricorda poi il caso dell’ex brigatista rosso che ha aperto una casa famiglia in provincia di Parma e che nonostante sia attualmente sotto processo per maltrattamenti ha continuato a lavorare con i minori. “Ma ci sono anche i casi della comunità di Mamma Ebe, della casa accoglienza “degli orrori” di Montalto delle Marche, della comunità Cavanà di Parma, chiusa nel 2009 per la pratica delle flebo punitive di psicofarmaci e riaperta con un altro nome da due dei vecchi soci, e così via”. Decine di casi: “E a tutto questo aggiungiamo il fatto che le comunità terapeutiche per minori hanno rette fino a circa 400 euro al giorno per minore”.