
Albenga. Di loro si era occupata anche la trasmissione televisiva “Striscia la notizia”, che aveva spiegato come riuscivano a truffare le loro vittime, prevalentente anziane. Il sistema messo a punto da tre persone, Pamela Boscarino, Salvatore e Salvatrice Rasizzi, 26 anni, tutti di origini siciliane, era semplice: fingevano di essere stati urtati da un’auto in fase di manovra e, con la scusa di aver subito un danno al Rolex che avevano al polso, si facevano consegnare una somma di denaro come risarcimento danno e per evitare di coinvolgere le compagnie assicurative.
Questa mattina i tre, che erano stati soprannominati “la banda del Rolex”, hanno scelto di patteggiare davanti al giudice Donatella Aschero: un anno e tre mesi per Salvatore Rasizzi, un anno e due mesi per Salvatrice Rasizzi e un anno per Boscarino. Il trio era finito in manette nel maggio del 2013 grazie ad un’operazione dei carabinieri di Albenga, battezzata “Mito”. I truffatori erano stati fermati proprio durante uno dei loro “colpi”. Secondo la ricostruzione dei militari, i tre prima avevano lanciato una pietra contro l’auto di una signora di 65 anni, mentre questa stava parcheggiando. Poi era entrata in azione una delle due donne, che mostrando un orologio rotto al polso aveva convinto la signora di averla urtata al braccio, pretendendo un risarcimento per l’oggetto, a suo dire, del valore di 25.000 euro. La truffatrice a quel punto aveva intimorito la vittima di turno, spiegandole che avrebbe chiamato l’assicurazione. Quindi aveva effettivamente telefonato a qualcuno e passato la comunicazione all’ignara automobilista. Dall’altro capo del telefono però non c’era nessuna assicuratrice, ma la seconda componente della banda che aveva consigliato alla donna di pagare la cifra richiesta per risarcire il danno dell’orologio.
Subito dopo la donna era stata accompagnata in banca dalla malvivente, che però era rimasta in auto in attesa. Nell’istituto di credito era invece entrato in azione Salvatore Rasizzi che aveva seguito passo passo le operazioni di prelevamento del denaro. La vittima aveva ritirato 4600 euro dalla filiale bancaria di Albenga e, prima che li consegnasse alla truffatrice, erano intervenuti gli uomini dell’Arma, già appostati nelle vicinanze. I carabinieri prima avevano bloccato l’uomo e poi le sue complici al termine di un rocambolesco inseguimento in autostrada e con l’ausilio della polizia stradale, a Mondovì. Le due donne infatti erano scappate sopra un’Alfa Mito di colore nero, già segnalata in occasione di analoghe truffe.
Qualche mese dopo l’arresto la banda era stata colpita da una nuova ordinanza di custodia cautelare per altri nove episodi di raggiro, alcuni dei quali avvenuti in provincia di Savona e altre province italiane tra cui quella di Piacenza. Secondo il gip il modus operandi del trio era collaudato in ogni zona d’Italia: sceglieva sempre persone anziane e, facendo loro credere di passare guai con l’assicurazione, li convinceva a consegnare un risarcimento immediato in contanti.