
Vado Ligure. Prosegue incessante la battaglia di “Vivere Vado”, il movimento che si oppone alla piattaforma Maersk. Il gruppo aprirà ufficialmente il suo punto informativo, in vista delle prossime elezioni amministrative, sabato 8 marzo alle ore 10 in via Gramsci 26.
E mercoledì, durante il mercato settimanale, nuova giornata di volantinaggio contro la piattaforma da parte del gruppo ambientalista. “15 anni non sono bastati a realizzare la piattaforma portuale – recitava il volantino – Oggi i lavori di costruzione continuano e i soldi scorrono, però zero occupati e zero benefici per il territorio, che forse avrà una cattedrale nel deserto”
“L’opera segnerà la vita di Vado per i prossimi 100 anni, e sarà inamovibile – spiegano da Vivere Vado – L’opera (211.700 mq) è invasiva rispetto all’estensione e alla vicinanza dell’abitato, e al fatto che un porto, se funziona, ha fame di spazi a terra”. Poca fiducia anche sull’occupazione prevista: “La concessione di Autorità Portuale a Maersk, unico proponente che ha presentato un’offerta, è di 50 anni, a fronte di un suo impegno finanziario pari a circa il 15% del costo dell’opera. Quali garanzie di affidabilità può offrire?”.
“Teniamo conto – insistono – che Maersk ha ridotto ovunque i suoi dipendenti; aggiungiamo la crisi del traffico container, i crescenti livelli di automazione, il fatto che le merci, in origine destinate ai porti del nord Europa, oggi risultano fermarsi nell’alessandrino. Persino la crisi economica, che avrebbe potuto far riconsiderare la piattaforma come una concreta occasione di lavoro, non riesce a rendere credibile il numero di occupati previsto. Numero su cui non sono d’accordo nemmeno i diretti interessati: è notizia del 3 marzo che l’Autorità Portuale ha ribadito che saranno occupate 640 persone a regime, mentre Maersk ha dichiarato un numero doppio: opportunità di lavoro per 1.200 persone”.
Gli ambientalisti di Vivere Vado, oltre a temere l’impatto sul paesaggio, puntano il dito sul rischio di inquinamento, su tre livelli: “Atmosferico (traffico di veicoli e navi), acustico (lavoro in banchina 24 ore su 24) e marino (dragaggio dei fondali ricchi di rifiuti tossici, impossibilità di garantire il ricircolo dell’acqua nella zona di mare a ponente dell’opera, erosione delle spiagge conseguente alla realiz- zazione del nuovo tratto di diga foranea). La fattibilità dell’opera dovrebbe essere valutata alla luce delle risultanze dell’Osservatorio sulla situazione sanitaria e ambientale (vedi Decreto Ministeriale sulla Centrale termoelettrica): la salute dei cittadini del comprensorio può sostenere questo ulteriore impatto ambientale? E l’attività turistica?”, concludono.