“Luciano era una persona speciale, un pezzo di storia del quartiere di Savona centro. Conosceva tutti quelli che erano nati e che soprattutto lavoravano, come lui, nel quadrilatero di Via XX Settembre, Via 4 novembre, Corso Mazzini e Via Luigi Corsi.
Minuto di corporatura, con un naso molto “importante”, ha lavorato per una vita a riparare i ciclomotori di tutta Savona. Aveva una piccola officina meccanica nel quartiere, ingombra di motorini e dei loro pezzi meccanici, dove tutti, ma proprio tutti siamo venuti nella nostra giovinezza a cercare rimedio ai guasti dei nostri Ciao Piaggio o dei nostri Morini, oppure dei nostri Peugeot, trascinando il mezzo a due ruote sino da Luciano.
Con addosso una tuta da meccanico che un tempo doveva essere stata azzurra, consunta sui gomiti e sulle ginocchia, unta di grasso, guardava il mezzo con le mani, anch’esse sporche di olio e grasso di motore, sui fianchi, guardava il mezzo, lo tastava, tentava di rimetterlo in moto e poi emetteva la sua diagnosi, consigliandoci di lasciarglielo per la riparazione.
Luciano non era esoso nei prezzi, non a caso tutti i giovani, notoriamente squattrinati, si recavano da lui, anche e soprattutto per la sua semplicità, per il suo senso di accoglienza che aveva verso tutti. Per accedere alla sua officina, non dovevi compilare un modulo o sederti in una sala di attesa con riviste patinate, stavi in piedi sul marciapiede di un quartiere popolare ad attendere il tuo turno.
Se non lo trovavi in “ufficio”, lui era al bar a bere una tazza di caffè ristoratore e poi tornava, dopo questa preziosa pausa, più oberato che mai dal lavoro a cui comunque non si sottraeva e che tutto sommato svolgeva con passione.
Luciano, settantenne, ma ancora vigoroso e ancora competente, dopo essersi ritirato dal lavoro, non si è mai allontanato dal suo quartiere dove per tanti e tanti anni ha aggiustato ciclomotori e lambrette, anzi era sempre nei tessuti umani, vivi della zona, leggeva, dava consigli tecnici, era sempre informato dei fatti politici e delle cose civili del rione.
Prendeva il caffè, abitudine che non ha mai perso, nei bar che ha sempre frequentato, parlando con tutti e scambiando opinioni con chiunque anche in modo vivace ma sincero.
Con lui scompare un pezzo vastissimo di umanità e di vissuto del quartiere, e di Savona stessa, la Savona rude, sincera ma onesta e lavoratrice che non smette mai di lavorare pur mugugnando ma sempre in una civiltà di idee che molti ci invidiano”.
Roberto Nicolick