
Pietra L. Ospedali sovraffollati, medici e infermieri che fanno i salti mortali per assistere i pazienti, e questi ultimi che devono però rassegnarsi a subire disagi che vanno ad aggiungersi a quelli già legati alla propria malattia.
La storia che un nostro lettore ci ha voluto raccontare non è originale, ma, purtroppo, tremendamente banale. E’ quella di suo padre, affetto da mielodisplasia, che domenica scorsa è stato portato al pronto soccorso del Santa Corona di Pietrra Ligure e “parcheggiato” per ore in corridoio insieme ad altri malcapitati in attesa di essere trasferito nel proprio reparto. Un’attesa a volte infinita che scoraggia chi arriva qui già in uno stato d’animo tutt’altro che positivo.
“Domenica scorsa ho dovuto portare mio padre al pronto soccorso perché si sentiva male – racconta il signor Andrea – Quando succede nei festivi, i medici non possono procedere a un ricovero se non tramite passaggio dal pronto soccorso. E così, per la seconda volta consecutiva ho visto mio padre e altri malati parcheggiati, per mancanza di spazi e locali adeguati, su una barella nel bel mezzo di un corridoio. Non per pochi minuti ma per delle ore! Tutto questo succedeva all’interno del pronto soccorso, dopo essere già stati visitati una prima volta. Non in sala d’attesa”.
“I malati in questione erano tutte persone di una certa età e con malori evidentemente seri (chi stava meno peggio si accomodava sulle sedie) – racconta ancora Andrea – La volta precedente, mio padre è stato dal mattino alle 9 fino alle 17 circa, prima di poter essere trasferito in reparto. E durante tutto quel tempo gli hanno anche somministrato una trasfusione di piastrine urgente, lì nel corridoio! Senza contare il fatto che lui come altre persone in quello stato, durante la giornata hanno ovviamente dovuto bere e mangiare contando totalmente su quello che veniva passato al volo dai propri parenti. Inoltre, per i bisogni fisiologici non potevano ovviamente usare un pappagallo o cose simili, trovandosi ancora completamente vestiti e nel bel mezzo di un corridoio dove passavano continuamente medici, infermieri, carabinieri, portantini e altre barelle, bensì dovevano essere aiutati dai propri parenti a deambulare fino al bagno di servizio”.
“Per fortuna questa volta mio padre se l’è cavata con ‘sole’ tre ore di parcheggio in corridoio – dice il malcapitato – Le piastrine questa volta gliele hanno fatte in reparto, ma mentre eravamo ancora in quel corridoio c’era un altro signore a cui facevano una flebo. Il personale, medici e infermieri del pronto soccorso si danno un gran da fare e sono tutti gentili e disponibili. Si vede chiaramente che non sanno più da che parte girarsi per quanto lavoro hanno. Non si fermano mai”.
“Preciso che non si tratta di un’area del pronto soccorso vero e proprio dove normalmente stanno i malati in attesa di cure. Quella è già normalmente piena. E’ proprio un passaggio fra il pronto soccorso e altre aree dell’ospedale. Ed è anche piuttosto stretto. Infatti è difficoltoso farci passare le altre barelle in transito. Quella di mio padre per esempio domenica veniva spesso spostata da una parte all’altra anche perché intralciava le porta di uno sgabuzzino. Insomma sembra il mercato del pesce piuttosto che un pronto soccorso” conclude sconsolato Andrea.