
Savona. Le serrande sono tirate giù, e sono vicine ad altre saracinesche abbassate che riportano i soliti cartelli di “vendesi” o “affittasi”. Quello però che campeggia al civico 42 rosso di via Collodi, a Savona, non si limita a dare neutre indicazioni ma urla tutta la rabbia che potrebbe tranquillamente accomunare tanti, troppi commercianti italiani che si sono dovuti arrendere alla crisi.
“Grazie allo Stato ho dovuto chiudere” scrive Marina, fino a poco tempo fa titolare di un negozio di parrucchiera che oggi non c’è più. Accanto al suo ormai ex esercizio commerciale vi sono un fruttivendolo e un macellaio, che tentano di resistere ai tempi grigi, in una via che, in pochi metri, registra già quattro chiusure. Di fronte vi è l’Asl, ma nemmeno il potenziale via vai di quegli uffici ha evidentemente salvato Marina e i suoi colleghi di sventura.
Il tutto per un quadretto che si ripete in molti angoli di Savona e non solo, e che parla di lavoratori strozzati da tasse e burocrazia e che vedono il proprio futuro sfumare. C’è chi lo fa chiudendosi nel silenzio e chi, come Marina, urla la propria rabbia con cinque righe scritte col pennarello nero.