
Albenga. In “Finalmente la felicità” vestiva i panni di un porchettaro, mentre in “Un fantastico via vai”, che uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 12 dicembre, sarà un passante che scambierà qualche breve battuta con i protagonisti del nuovo film targato Leonardo Pieraccioni.
Quello di comparsa è ormai diventato un secondo lavoro per Michele Rocchino, 38 anni, di Albenga, di professione elettricista ma, per passione, vera spina nel fianco dell’attore e regista toscano, che ormai lo ha praticamente adottato. “Sono la sua persecuzione” dice sorridendo Michele, con uno strano accento toscano, frutto di un contagio iniziato una decina di anni fa, quando il 38enne ha scritto una lettera al suo idolo che, con grande sorpresa, gli ha risposto.
“Da quel momento è stato l’inizio di una grande amicizia – racconta l’albenganese – Pieraccioni mi ha invitato sul set e, un po’ per caso, ho iniziato a fare la comparsa. Ma, sia chiaro, io continuo a fare l’elettricista: faccio luce, sì, ma non sul palco e non per la mia bellezza!”.
“Un fantastico via vai” è stato girato ad Arezzo. “L’8 giugno è stato il mio turno – racconta Michele – Nella scena incontro i due colleghi di banca del protagonista, ovvero Maurizio Battista e Marco Marzocca, che girano per la città nei panni di ipotetici investigatori privati per ottenere informazioni sul loro collega scomparso. Incontrandomi per strada, mi chiedono se ho visto la persona raffigurata nello scatto, e io naturalmente dico no. E’ stata una partecipazione molto breve, ma per me è solo puro divertimento. E poi incontrare Pieraccioni, e addirittura diventare suo amico, è un sogno che si realizza”.
Michele recita accanto a nomi noti (da Massimo Ceccherini a Giorgio Panariello) e bellezze nostrane, come Serena Autieri. “Recitare è una parola grossa, comunque mi sento molto fortunato” dice la comparsa ingauna che, ora, cura anche la pagina Facebook del regista (“Non è pratico di internet, lo aiuto io”, confessa).
L’ultimo film di Pieraccioni è un viaggio nel tempo, un raffronto diretto tra la vita adulta, fatta di matrimonio, figli e responsabilità,e quella della spensieratezza, della libertà e delle decisioni ancora tutte da prendere. In questa trama trova il suo spazio anche “il nostro” che, con una piccola battuta in accento ormai più toscano che ligure, porta sotto i riflettori un po’ della sua Albenga.