
Varazze. Tre anni e quattro mesi di reclusione in abbreviato. E’ questa la condanna inflitta questa mattina davanti al giudice Emilio Fois, in udienza preliminare, nei confronti di Santo Gianesini, il quarantacinquenne che era finito in manette nel marzo scorso con l’accusa di tentata estorsione ai danni di una barista di Varazze. Un verdetto al quale l’uomo, assistito dall’avvocato Sabrina Panagin di Torino, farà ricorso in Appello.
La tentata estorsione non era l’unica accusa contestata a Gianesini negli ultimi mesi: nel gennaio scorso era infatti già stato arrestato dai carabinieri per aver rubato i soldi delle elemosine del convento dei Padri Domenicani di Varazze, dove era stato ospitato (vitto, alloggio, servizio lavanderia gratis). In tre mesi aveva portato via ai frati diecimila euro, spesi in parte con una prostituta. Gianesini era stato poi condannato a quattro anni di reclusione, ma nel frattempo si era volatilizzato: tornato in libertà dopo il processo per direttissima con l’obbligo di firma dai carabinieri se ne era guardato bene dal rispettare la misura imposta dal giudice.
La latitanza di Gianesini, però, era durata poco più di un mese. A marzo, infatti, l’uomo era stato arrestato dai carabinieri di Arenzano appunto con l’accusa di tentata estorsione ai danni di una barista di Varazze alla quale per qualche tempo, secondo quanto spiegato dalla donna stessa, aveva fatto delle commissioni (come ad esempio pagare le bollette all’ufficio postale) in cambio di piccole mance, nell’ordine di 10, 20 euro. Poi però Gianesini avrebbe cominciato a minacciare l’esercente, chiamandola ripetutamente al telefono, mandandole sms, con i quali chiedeva più soldi, addirittura 800 euro. I militari, avvisati dalla barista, avvevano quindi teso una trappola all’uomo e quando lui si era presentato da lei per prendere i soldi era stato arrestato.