
Savona. Era finito in manette, insieme ad altre sei persone, nell’ambito dell’Operazione “Viper” (dal soprannome dato alla Corvette di uno del gruppo) condotta dalla polizia e che aveva scoperto un giro di spaccio, usura, estorsioni ed intimidazioni gestito da albanesi con la collaborazione di alcuni italiani. Questa mattina, davanti al giudice Emilio Fois, un albanese di 25 anni, Emirjon Lala, per quella vicenda risalente all’aprile scorso (ma i reati contestati si sarebbero consumati tra il gennaio e il giugno 2012) ha patteggiato cinque mesi e venti giorni di reclusione, oltre a duemila euro di multa.
Insieme a lui in carcere erano finiti il presunto capo dell’organizzazione, Edmond Gjini, 30 anni, albanese, il fratello Albert di 40 anni, Ylli Lala, 37 anni e appunto Emirjon, già in cella per un altro episodio di spaccio di droga e per un tentato omicidio accaduto in via delle Trincee a Savona. Ai domiciliari era invece finito Igor Turezzini, 34 anni, parrucchiere di Albisola insieme a Ivan Chessa, 34 anni, savonese. Altre otto persone, quattro albanesi e altrettanti italiani, erano invece state denunciate.
Il dirigente della squadra mobile savonese, Rosalba Garello, sulla banda aveva spiegato: “Questa era un’organizzazione dedita non solo allo spaccio di stupefacenti, ma anche all’usura, non disdegnando di ricorrere a modalità estorsive a volte particolarmente gravi. Per recuperare i crediti effettuavano minacce serie agli interessati o ai familiari degli stessi. Gli estorsori chiedevano la vendita di oggetti di valore o perfino autovetture o immobili. A fronte di prestiti da 10 mila euro gli usurai arrivavano a chiedere cifre che sono arrivate in un caso a 45 mila euro e in un altro addirittura a 100 mila. Si pensi che un’automobile acquistata a 30 mila euro è stata svenduta a 15 mila. L’organizzazione era costituita complessivamente da una ventina di persone. I due fratelli albanesi che insieme ad un terzo tenevano le fila dell’organizzazione si avvalevano di pusher che piazzassero la cocaina ad un certo livello. Mediamente venivano venduti due etti di cocaina per volta, in pietra, quindi quintuplicabile una volta raffinata. Per il valore tra i 60 e 70 euro al grammo. Il parrucchiere faceva da intermediario tra gli spacciatori che via via smerciavano la droga al dettaglio”.