
Savona. Classificazione dei renziani secondo Di Tullio. Con molta ironia. Il vicesindaco savonese precisa: “Per svelenire un po’ il clima, considerato che tutti loro sono miei amici ed alcuni come Federico Berruti e Nino Miceli per me veri e propri ‘brothers in arms’, mi permetto una suddivisione delle tipologie”.
“La prima è composta dai ‘native’ renziani. Sono quelli della prima ora, quando appartenere ai renziani ha comportato la persecuzione personale da parte di trinariciuti comunisti con l’alito all’aglio. Il ‘native’ renziano non sopporta l’aglio e non dimentica le feroci angherie. Ha lo zainetto, non si separa dal palmare, dialoga esclusivamente attraverso sms e Twitter, organizza ‘eventi’. Ha dei posti ‘out’, per esempio sms, circoli Pd, dopolavori aziendali, e dei posti ‘in’ come bar fighi (radiate comunque le latterie), chiese sconsacrate ristrutturate, terminal vari (bandite comunque le cabine autobus… finora)” è l’analisi di Di Tullio.
“La seconda categoria – prosegue – sono i renziani 2.0 . Non nel senso della padronanza del web (che ignorano). 2.0 sono stati i secondi che ci hanno messo a diventare renziani dopo i primi risultati negativi di Bersani. I renziani 2.0, vero prodigio di rapidità tattica, occupano una nicchia piuttosto importante tra i due gruppi principali”.
“La terza categoria, diciamo la verità, mi pare la più folta – osserva Di Tullio – E’ quella dei convertiti. Possono diventare come i visi pallidi contro gli indiani e per forza e numero sterminarli tutti importando malattie per le quali i ‘native’, nella loro purezza, non hanno anticorpi”.
“Io comunque confido che tutto si aggiusti e che ci sia grande unità in questa nuova e grande famiglia. Anche se non mi sento di sottoscrivere l’appello ‘renziani di tutto il mondo unitevi’. Marx lasciamolo stare… scherza con i fanti ma lascia stare i santi… Renzi santo… ovviamente… non Marx” conclude Di Tullio.