
Valleggia. La Congregazione delle Figlie di N.S. della Neve e i parenti annunciano la scomparsa – avvenuta all’ospedale san Paolo, dove è stata ricoverata per qualche ora – di suor Giovannina Maria, serenamente tornata alla casa del Padre la notte di venerdì scorso. La salma giungerà in serata nella chiesa del Santissimo Salvatore di Valleggia dove stasera alle 20 sarà recitato il Rosario e dove domattina alle 10.30 si svolgeranno i funerali.
Valleggia era infatti il paese a cui suor Giovannina è stata legata per gran parte della sua vita: nata a Morengo, in provincia di Bergamo, il 16 marzo 1919, col nome di Angiolina Ferrari, dopo l’ingresso nelle Figlie di N.S. della Neve era stata inviata, a novembre del 1949, nella località dell’immediato ponente savonese per assistere gli anziani della locale casa di riposo di San Giuseppe inaugurata tre anni prima. E la sua missione è durata oltre 63 anni, fino all’ultimo, fino ai giorni scorsi, sempre al servizio quotidiano degli ospiti della struttura che spesso erano più giovani di lei.
Un’intera vita dedicata agli anziani, ai più fragili, diventando così un punto di riferimento non solo della casa di riposo, ma di tutto il paese di Valleggia che oggi la ricorda con grande riconoscenza e affetto. Affetto come quello della consorella suor Teresina, responsabile della struttura assistenziale di Valleggia, per cui suor Giovannina è stata un’amica, un esempio, un’autentica sorella maggiore: “Abbiamo passato trent’anni insieme e oggi mi sembra di vederla ancora qui con me – afferma commossa – ero ragazzina quando venne qui a Valleggia, mi ha visto crescere. Venivamo con le amiche a fare i compiti e lei ci preparava sempre la merenda, poi ho i bellissimi ricordi della colonia delle Tagliate e poi del grande lavoro svolto insieme, fianco a fianco, per me è stata davvero una sorella maggiore, poi negli ultimi anni i ruoli si sono quasi invertiti”. Molto bella e significativa anche la frase che suor Teresina ha trovato negli appunti di suor Giovannina e che ha voluto fosse scritta sui manifesti funebri della consorella, quasi fosse un piccolo, bellissimo testamento spirituale, il sigillo alla sua testimonianza di fede: “Credo nella mia vita, cosa meravigliosa, voluta da Dio, mi ha fatto Lui e chissà il perché”.