
Savona. Un fornelletto elettrico. Sarebbe questa l’origine dell’incendio che il 18 luglio del 2010 divampò sopra un bus che viaggiava sulla A10, nella galleria Cantalupo tra Varazze e Celle, con a bordo una comitiva di turisti filippini di cui uno perse la vita. Ad avanzare questa tesi, questa mattina, è stato il consulente tecnico della difesa, il professor Giorgio Corbellini.
Secondo il perito, ascoltato in aula, l’incendio non fu originato da un corto circuito all’impianto elettrico, ma da un fornello utilizzato da uno dei passeggeri per bollire del riso. Sul pullman effettivamente è stata ritrovata una pentola contenente del riso bollito: una circostanza che secondo il consulente di parte prova che qualcuno aveva cucinato la pietanza. Il tecnico sostiene che, escoludendo tutte le altre possibilità di origine del rogo, ad innescarlo sia stato il fornelletto (che però non è stato trovato sul bus). Una tesi respinta dal consulente dell’accusa che ha individuato nell’impianto elettrico, precisamente nelle “luci di ingombro”, l’origine dell’incendio.
L’unico imputato del procedimento, accusato di omicidio colposo, è Giampietro Cella, proprietario del pullman e legale rappresentante della ditta di autotrasporti di San Giuliano Milanese che si stava occupando del trasferimento della comitiva. L’uomo si è sempre difeso assicurando che i mezzi della sua azienda erano tutti rigorosamente controllati e che le manuetenzioni e sostituzioni dei pezzi venivano fatte con regolarità, seguendo la normativa prevista.
Il pullman, che partito da Milano era diretto ad Alassio per una giornata di vacanza al mare, fu avvolto dalle fiamme e nel rogo morì soffocato dal fumo un passeggero, Procopio De La Cruz, 50 anni. Altre 18 persone erano invece rimaste intossicate. Prossima udienza il 22 novembre per la discussione.