
Savona. Prosegue senza sosta la programmazione dell’attività estiva della “Cantera Torre de Leon” che si prepara ad affrontare al meglio un vero e proprio “tour de force” calcistico nella patria del “barcellonismo”, pur senza rinunciare alla volontà di ben definire quali saranno gli obiettivi da raggiungere, che vanno al di là della conquista dei prmi posti.
Il Comitato organizzatore ha voluto attirare l’attenzione dei tanti simpatizzanti dell’iniziativa (in continuo aumento) comunicando a mezzo stampa quali siano i principi ispiratori del progetto, che si ripropone di divenire un modello di ispirazione per quanti credono che il “calcio etico” non debba essere una chimera, bensì un modo sano di vivere lo sport.
“Verranno insegnati e perseguiti i principali valori fondamentali dello sport, quali la lealtà, l’equità, l’amicizia, la tolleranza ed il rispetto per gli avversari – esordisce il responsabile tecnico della cantera biancorossa, Felicino Vaniglia -, perché riteniamo convintamente che lo sport sia ‘scuola di vita’, anzi, una palestra di vita dove ci si forgia il carattere, anche se spesso registriamo nostro malgrado come il mondo sportivo giovanile, specie quello calcistico, non sia poi così idilliaco”.
“Basta andare un sabato pomeriggio su un qualsiasi campetto di oratorio o di periferia – prosegue Vaniglia -, dove si dilettano a calcetto (o così dovrebbe essere) i ragazzi, per rendersi conto che qualcosa bisognerebbe modificare non tanto e solo sul terreno di gioco, bensì sulle tribune, dove genitori infervorati (fortunatamente non tutti e quantomeno quelli che ci seguono) misurano i decibel spronando aspiranti campioncini in erba, al punto che verrebbe voglia di far disputare a porte chiuse le partite dei campionati giovanili”.
“E una volta appurato che non sempre si riesce a prevenire educando, c’è allora chi vorrebbe reprimere sanzionando. Nella fattispecie, tuttavia, che cosa si trasmetterebbe? E quale morale ne conseguirebbe? – si domanda Vaniglia – Proprio in virtù di queste considerazioni, l’etica nello sport rappresenta ancora, secondo il nostro punto di vista, l’unico sentiero percorribile. Quali potrebbero essere, nel calcio, l’insieme dei principi e delle norme che regolano la condotta umana (calciatori e genitori-tifosi), che si traduce praticamente con la definizione di etica?”.
“L’etica nello sport – spiega – non può prescindere dalla peculiarità legata all’attività sportiva praticata. Ci sono discipline, ad esempio rugby, basket, pallavolo, in cui davvero si coglie ancora la sensazione di reciproco rispetto tra avversari. E’ una questione di cultura, in senso lato. Invece nel calcio, e parliamo soprattutto di settore giovanile, raramente si tengono in considerazione gli ideali (sportività, fair play, rispetto delle regole, rispetto degli avversari), mentre prevalgono sempre gli aspetti competitivi (la vittoria) e si ignorano pure le motivazioni per cui ci si avvicina allo sport (agonistici, preventivi, educativi)”.
“Gli ideali sportivi – sottolinea Vaniglia – tendono pertanto sempre più a scomparire, tant’è che difficilmente, se non ci si attiene alle qualità tecniche, si può distinguere una competizione ad alto livello, da un’altra amatoriale. Anche in quest’ultimo caso, ormai, non c’è più il semplice divertimento ad ispirare i partecipanti, c’è soltanto la competizione. In categorie adulte (prima squadra, Primavera, Berretti, Allievi), in effetti, un minimo di competizione non guasta, però questo non deve impedire il divertimento e comunque bisogna saper adattare gli aspetti agonistici (competitività) al contesto (età dei calciatori)”.
“C’è quindi ancora molta strada da percorrere, sempreché si possa riuscire ad instaurare un clima di serenità intorno ai ragazzi che si avvicinano per la prima volta al mondo pedatorio. Lo sport, e nel nostro caso il calcio giovanile, abitua l’individuo a gestire situazioni che possono ripresentarsi nella vita quotidiana. Per questo – conclude il responsabile tecnico della cantera biancorossa – bisogna ‘formare’ i ragazzi e ‘informare’ genitori, istruttori e dirigenti, liberando tutti quanti dallo stress della competizione e dalle troppe tensioni intorno ad un semplice meraviglioso gioco”.