Alassio. Mentre proseguono le indagini dei carabinieri sulla violenta rapina avvenuta il 28 maggio scorso ai danni della gioielleria “Severi” in pieno budello ad Alassio, il sindaco Enzo Canepa affronta il tema della sicurezza senza nascondere oggettive difficoltà dovute alla mancanza di uomini e mezzi per far fronte a un’estate in cui la città aumenta esponenzialmente le sue presenze.
“Al di là delle risorse di uomini che abbiamo, attualmente non possiamo andare – esordisce il primo cittadino alassino – Non c’è un’oggettiva possibilità di migliorare la situazione: sono tre anni che non vengono effettute assunzioni nei corpi di polizia. Gli stagionali che venivano una volta dislocati nelle città turistiche sono solo un lontano ricordo”.
“Alassio passa dai novemila abitanti invernali alle 60 mila presenze d’estate, e dover affrontare queste problematiche con gli stessi uomini è impossibile – continua Canepa – Ho parlato con i vertici delle forze dell’ordine ma, al di là dei buoni intenti, dai numeri non si scappa. Pensiamo piuttosto di aumentare le telecamere, e cerchiamo quindi partners per limitare i costi. Perché ovunque ci giriamo è sempre un problema di bilancio”.
Il 28 maggio scorso, intorno alle 15,30, tre giovani, apparentemente turisti e probabilmente di origine slava, sono entrati nella gioielleria “Severi” per chiedere di vedere alcuni orologi che erano esposto in vetrina. Poi, hanno tirato fuori martelli e una pistola (poi risultata giocattolo) spaccando le vetrine del locale e arraffando Rolex e preziosissimi anelli Cartier, per un bottino finale che non si allontanerebbe di troppo dai 500 mila euro. Il tutto, alla presenza della commessa e dei titolari dell’esercizio commerciale che non hanno potuto che assecondare la volontà dei tre malviventi.
Ad immortalare la loro fuga sono state le telecamere del budello. Qualche problema, invece, con il circuito interno di videosorveglianza della gioielleria, che non avrebbe ‘registrato’ i volti dei banditi. I Ris, intanto, si stanno occupando delle analisi sugli oggetti lasciati dai rapinatori (martelli in primis), a caccia di tracce biologiche. I carabineiri pensano che possa trattarsi di una banda di ladri “pendolari” proveniente dal Sul della Francia, ma di origine slava.