“Ogni persona ha un suo limite di sopportazione. Io penso di essere una persona abbastanza riflessiva ed educata. Ho ricevuto per un anno e mezzo insulti, calunnie, e altre forme di vessazione perchè sostenevo che il fallimento sarebbe stata la rovina della nostra fabbrica, che ci avrebbe scollegato dal mercato e che andava percorsa una strada diversa per non lasciarla morire.
Pensate a quanto lo Stato ha gia’ pagato per pagarci la cassa integrazione da un anno e mezzo!!! La nostra azienda aveva mercato, ordini, ma probabilmente aveva bisogno di essere ristrutturata per riuscire a essere più flessibile nel cambio modelli, colori, e decorazioni. Sono convintissimo che una nuova FAC possa occupare una fetta di mercato che nessuno dei nostri competitori ha occupato, cioè quello delle personalizzazioni delle tazzine, eppure è tutto fermo, l’unica cosa che interessa sono le aree dove la Fac sorge, perche’ sono a due passi dal mare e perche’ comunque le case ad Albisola ancora si vendono nonostante la crisi.
Il Sindaco di Albisola Franco Orsi aveva presentato a Dicembre in un’assemblea pubblica un percorso che avrebbe coinvolto anche i cittadini per far ripartire la Fac a Luglio, ma questa strada finora non ha prodotto nessun risultato. Con questo sfogo vorrei solo che mi venisse data una certezza da tutte le istituzioni, o si trova una soluzione lavorativa ai dipendenti FAC o i terreni dove sorge devono rimanere industriali per i prossimi 20 anni. Non si può pensare che da un’operazione immobiliare che parte dall’inizio di via Casarino fino alle aree Fac, e con le decine per non dire centinaia di milioni di euro che graviterebbero attorno a tale operazione non si possa trovare una soluzione per chi chiede soltanto un lavoro per vivere con dignità.
Milanesi Alessandro