
Savona. Chiusa l’indagine della Procura sul presunto giro di immigrazione clandestina che – questa l’ipotesi del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro – portava in Italia cittadini extracomunitari con un regolare visto di lavoro, salvo poi scoprire che per loro non c’era alcuna occupazione.
Il pubblico ministero ha chiesto il giudizio immediato per i quattro indagati arrestati nel marzo scorso dagli agenti di frontiera marittima della polizia: Raffaella Cervetto, ex titolare di un ristorante (La Maison des Alpes) a Prato Nevoso, l’albanese Gentian Sabliqi proprietario della discoteca Matrix a Cairo, i tunisini Mahjoud Bejaoui e Farhat Aloui. Ai quattro viene contestato di aver (con ruoli diversi) fatto arrivare in Italia (dietro il pagamento di 5, 6 mila euro) extracomunitari con un regolare visto di lavoro, ottenuto dalle autorità presentando le documentazioni richieste, senza però poi assumerli.
I ruoli, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati ben definiti. Ai vertici c’erano Raffaella Cervetto e l’albanese Gentian Sabliqi. Erano loro che, con la scusa di aver bisogno di manodopera, si occupavano delle pratiche per fare ottenere il nulla osta della prefettura e il conseguente il visto di lavoro, agli extracomunitari “reclutati”.
I due tunisini, Mahjoud Bejaoui e Farhat Aloui, avevano invece un compito di mediazione, quello cioè di trovare, attraverso parenti, amici e amici degli amici, connazionali interessati a trovarsi un lavoro in Italia, dietro al pagamento di cinque, sei mila euro.