
Savona. Ultimi sforzi, poi sarà vacanza. Domani il Savona affronterà la trasferta di Venezia, impegno conclusivo di un campionato iniziato il 2 settembre. Un’avventura durata otto mesi e mezzo che terminerà in uno stadio glorioso, nel quale, fino al 2002, si sono giocate partite di Serie A.
I biancoblù hanno già portato a termine il loro compito, centrando la promozione in Prima Divisione. Il sapore della partita contro i veneti, però, non sarà quello di una gita di fine stagione. Conquistare il primo posto finale sarà importante, sia perché la vittoria di un campionato resta scritta nell’albo d’oro come un risultato di prestigio, sia per motivi economici.
Arrivare in prima posizione, infatti, porterebbe ad avere il 20% in più sui contributi federali dei minutaggi, contro il 10% in più che spetterà alla seconda. Inoltre, permetterebbe al Savona di giocare la finale per il titolo di campione di Seconda Divisione contro la Salernitana.
Uscire indenni dal Penzo non sarà facile. Il Venezia mira al successo per disputare i playoff in pole position, vantaggio non da poco. E magari sognare l’aggancio (improbabile) alla Pro Patria, che significherebbe secondo posto. I tifosi savonesi, nei mesi scorsi, avevano immaginato una trasferta lagunare decisiva, magari sognando un colpo sul terreno dell’Unione, in un match decisivo per la promozione. Gli striscioni sono stati capaci di fare ancora meglio, tagliando il traguardo con una giornata d’anticipo, togliendo pathos alla sfida di domani.
Sono undici i precedenti in campionato tra savonesi e veneziani. Il bilancio è favorevole all’Unione che ha vinto sette volte. I successi biancoblù sono tre, tra i quali il 2 a 0 dell’andata, lo scorso 22 dicembre. Un solo pareggio, nel 1972.
In caso di sconfitta, quindi, tutti liberi. Altrimenti ci sarà ancora la sfida con la Salernitana, prima del “rompete le righe”. E si comincia già a pensare alla nuova stagione, tra ipotesi e previsioni. In realtà, c’è chi ci pensa da tempo. In primis, la società. La compagine guidata da Dellepiane ha iniziato a guardare all’annata sportiva 2013/14 fin dall’estate scorsa. Mentre la riforma dei campionati stava prendendo forma, il sodalizio savonese si è fatto due calcoli. E si sono rivelati giusti.
La prima intenzione era quella di disputare un campionato di transizione, per poi dare l’assalto alla “C1” l’anno prossimo. Poi, però, si è aperta una possibilità: investire di più quest’anno per salire in una categoria che il prossimo anno costerebbe poco mantenere, sarebbe stato molto più conveniente che disputare un buon campionato interlocutorio per inseguire la promozione nel 2014. E così è stato fatto. Ninni Corda ha avuto a disposizione una squadra di gran valore e il prossimo anno la dirigenza potrà imbastire una stagione “low cost”.
La riforma della Lega Pro, infatti, prevede una stagione interlocutoria. In Prima Divisione ci saranno 33 squadre, tante quante ce ne sono quest’anno. La vincitrice del campionato sarà promossa direttamente in Serie B. Le classificate tra il secondo e il nono posto disputeranno i playoff e solamente la vincitrice salirà di categoria.
Per tutte le altre, otto in un girone e sette nell’altro, sarà salvezza. Un format del genere cosa comporterà? Innanzitutto, per chi non lotterà nella metà alta della classifica, la stagione potrebbe essere povera di stimoli. La differenza di arrivare decimi o diciassettesimi sarà legata solamente alla soddisfazione del risultato ottenuto. Una piazza come Savona, che negli ultimi anni ha dimostrato di faticare ad accendersi, potrebbe vivere con freddezza un campionato così anonimo.
Inoltre, sarà un torneo breve. Lo scorso anno i biancoblù giocarono 38 partite di campionato; quest’anno 34. Nella stagione prossima saranno 32, ma potrebbero essere anche 30, nel caso il girone a 16 squadre fosse l’A e quello a 17 squadre il B.
Meno partite e soprattutto nessuna retrocessione. Con questi presupposti, la dirigenza del Savona può imbastire un’annata transitoria, di basso profilo. I pochi assilli legati ad obblighi di far risultato permettono allo staff del presidente Dellepiane di lavorare a mente fredda, soppesando le varie alternative.
Iniziano a circolare i nomi dei possibili arrivi in biancoblù, ma sono solamente voci. Al momento non vi sono certezze. L’allenatore Ninni Corda, ormai noto nel panorama nazionale, riceverà allettanti proposte. I recenti successi sportivi dei biancoblù sono in gran parte merito suo, al punto che il suo nome pare indissolubilmente legato a questo Savona.
Egli stesso ha parlato in termini futuri, quindi l’intenzione di rimanere c’è. Il contratto lo lega agli striscioni per altri due anni. Tuttavia, dovrà valutare le offerte e la squadra che si troverebbe ad allenare se restasse. C’è chi lo vede alla Pro Vercelli, chi al Cesena o alla Ternana. Sarebbe difficile abituarsi ad un Savona senza il tecnico sardo.
In questi ultimi anni la società savonese si è distinta per aver saputo pescare i talenti giusti, evitando di spendere cifre folli per giocatori già affermati o sulla via del declino. Nella prossima stagione questa politica sarà confermata. Anzi, sarà accentuata. L’età media della rosa sarà ancora più bassa rispetto a quella di quest’anno.
Difficile trattenere giocatori affermati, se si programma una stagione di basso profilo. Quest’anno nel Savona è esploso Francesco Virdis. La punta, in comproprietà tra Parma e Chievo, capocannoniere del girone, con le sue reti ha più volte risolto le partite in favore dei biancoblù. Un attaccante che fa gola a tante squadre e che andrà in un club di livello più alto, probabilmente in Serie B.
Fantini e Sentinelli, il cui contratto scadrà a fine giugno, saranno lasciati liberi, non rientrando, carta d’identità alla mano, in un progetto di squadra giovane. Per quanto riguarda gli altri, solamente punti interrogativi.
Oltre alla squadra, andrà riorganizzata la società, che andrà strutturata a livello professionistico. Il primo pensiero sarà la fidejussione da 600 mila euro. Il prossimo campionato del Savona sarà più breve, ma l’imminente estate sarà particolarmente lunga. Costruire una stagione in Prima Divisione non è affare da poco, ci sarà tanto da lavorare.