L’istruzione pubblica continua ad essere sotto scacco senza soluzione di continuità persino nel momento istituzionale in cui dovrà esserci un passaggio di consegne con il nuovo esecutivo. Già da tempo avevano denunciato come i provvedimenti che venivano adottati periodicamente dal ministro avessero l’obiettivo di cambiare radicalmente la scuola nella sua organizzazione democratica.
In questi ultimi anni prima con la ministra Gelmini e poi con il ministro Profumo abbiamo assistito ad uno svuotamento del significato originario dell’autonomia scolastica che lungi dal diventare occasione di crescita per le singole istituzioni scolastiche si è rivelata un boomerang per la qualità della scuola. In questi anni sono diminuiti i finanziamenti, sono state caricate le scuole di ogni onere di spesa, si è cercato di far ricadere sulle famiglie e sui lavoratori la riduzione dei finanziamenti. A questo si sono aggiunti programmi e linee didattiche che spesso hanno contribuito a svuotare di ogni significato gli indirizzi di studio,si è tentato di introdurre un sistema di valutazione iniquo, dispendioso e totalmente inaffidabile, si sono ridotti gli spazi di partecipazione di tutte le componenti della scuola.
Nelle università abbiamo assistito a riforme che hanno messo in ginocchio gli atenei dal punto di vista economico con la riduzione delle borse di studio, il numero chiuso, l’aumento delle tasse a fronte della diminuzione dell’offerta formativa.
Oggi in coerenza con la stessa logica governativa assistiamo al dibattito sui test di ingresso e il numero chiuso anche alla scuola superiore. Tutto questo presuppone ovviamente anche un’influenza sulla formazione delle classi: avremo presto le classi dei geni e quelle che si devono accontentare di percorsi modesti? Siamo arrivati dunque al punto: I provvedimenti che si sono susseguiti avevano l’obiettivo primario di ritornare ad una scuola di classe in cui vengono discriminati i vari indirizzi di studio tra i licei e gli istituti tecnici e professionali, per passare poi al secondo step in cui si discriminano gli alunni. Anche il discorso sul merito tanto sbandierato da più parti riconosce in questi provvedimenti i suoi limiti, definendo di fatto un sistema di istruzione pubblica di tipo medievale in cui prevale chi può disporre di un certo sostegno economico e familiare e soccombe e deve accontentarsi chi questi mezzi non li ha. Si fa in modo che i giovani riducano le loro pretese, che scelgano percorsi formativi a basso costo, si fa strada la legge della selezione naturale per cui chi non ha i mezzi culturali ed finanziari si fa da parte e tace.
Non possiamo davvero permetterci come paese che fa parte dell’unione europea di raggiungere questi standard negativi. Basta vedere le risorse che gli altri paesi investono nell’istruzione e per i giovani ( reddito di cittadinanza, aiuti finanziari per gli affitti, scuole moderne ed efficienti, riduzione delle tasse, docenti pagati in modo equo) per renderci conto di quanto la scuola italiana sia caduta in basso. Siamo disposti quindi a combattere questa battaglia di civiltà insieme ai sindacati, ai vari comitati che sono sorti anche sul nostro territorio come in tutto il paese, consapevoli del fatto che dalla crisi si esce con un sistema d’istruzione più forte, egualitario, rispondente ai principi costituzionali e non con una scuola elitaria.
Valeria Ghiso
Responsabile Scuola PRC Savona