
Albisola S. Credeva di aver trovato un modo di guadagnare qualche soldo con il minimo sforzo, invece ha finito per mettersi nei guai restando coinvolto in una truffa telematica messa a segno con l’ormai ben noto schema del “phishing”. Un cinquantunenne albisolese, Giovanni C., che aveva accettato di ricoprire il ruolo di “financial manager” e ricevere da una fantomatica ditta, la “Psa Company”, alcune somme di denaro per poi trasferirle all’estero, è stato infatti indagato per ricettazione e riciclaggio.
L’uomo, nel marzo del 2006, dopo aver ricevuto una mail con l’offerta di lavoro truffaldina, aveva accettato di svolgere il ruolo di intermediario nel trasferimento di denaro. Pochi giorni dopo aveva effettivamente ricevuto 2865 euro, tramite bonifico accreditato sul suo conto bancario attivato presso la Bpn di Albisola, e tre giorni dopo aveva girato attraverso un money transfer 2612,50 euro a San Pietroburgo trattenendo 143 euro per sé e pagando 109,50 euro come spese di commissione. Un’operazione che, quando era finita sotto gli occhi degli investigatori, era costata all’albisolese la denuncia.
Questa mattina Giovanni C., che era difeso dall’avvocato Paolo Gianatti, è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione e 750 euro di multa per l’accusa di riciclaggio (pena interamente indultata). L’accusa di ricettazione è invece caduta. Il difensore dell’uomo ha già annunciato che impugnerà la sentenza in Appello. Secondo la difesa infatti il cinquantenne, non appena si era reso conto di aver di fatto preso parte ad una truffa, aveva cercato di rimediare chiedendo alla banca di stornare, e quindi annullare, il bonifico ricevuto dalla “Psa Company”. Un gesto che avrebbe fatto cadere i presupposti del riciclaggio: i soldi trasferiti in Russia infatti non erano più quelli ricevuti dagli ideatori della truffa – questa almeno la tesi difensiva -, ma quelli provenienti dal conto dell’imputato.