“Spero che tanti, anzi tantissimi, abbiamo visto il servizio de ‘Le Iene’, ieri sera, in seconda serata su Italia Uno. Il tema trattato era molto duro, ma al tempo stesso di impegno civile: un prete pedofilo, le sue orrende gesta criminali, le sue numerose giovani vittime e soprattutto le coperture di cui ha goduto da parte dei Vescovi che erano al vertice della Diocesi di Savona e Noli.
Il video, della durata di circa 17 minuti, era bene impostato e colpiva per la sua crudezza e per i racconti delle vittime che raccontavano con dovizia di particolari gli abusi che hanno subito. Dopo gli interventi delle vittime, molto tristi e toccanti, il giornalista delle Iene, Princia, si recava a intervistare o meglio a tentare di intervistare i superiori che nel corso del tempo, si sono ben guardati dal bloccare il prete pedofilo, evitando accuratamente di denunciarlo alla Autorità Giudiziaria nonostante i suoi ripetuti ed accertati abusi su minori, quindi loro sapevano ma non agivano per fermarlo.
Al massimo i Vescovi spostavano il problema, trasferendo il soggetto in altre parrocchie, dove sconosciuto alla stragrande maggioranza della gente, poteva continuare a molestare i ragazzini, a Spotorno si parla addirittura di decine di ragazzini molestati e abusati.
I Vescovi che si sono succeduti in circa venti anni, quattro monsignori, erano dei campioni di indifferenza e di omissioni, uno di loro decise di affidargli una comunità di giovani disagiati su cui, ovviamente, aveva piena manovra a suo piacimento come una volpe in un pollaio, si sceglieva la sua vittima, la portava in camera e ne abusava.
L’intervista al primo Vescovo, quella di Monsignor Calcagno, ora Cardinale nel Conclave, non ha potuto avere luogo per l’intervento della Polizia che ha impedito materialmente al giornalista di avvicinarsi anche a minima distanza di voce.
Indisturbato il Cardinale, blindato dalla polizia, si è allontanato sorridendo, in auto senza neppure degnare di uno sguardo l’intervistatore. Gli altri tre, raggiunti da le Iene, hanno dato risposte evasive, negando anche l’evidenza dei fatti e alla fine o scappavano in auto oppure mettevano alla porta in malo modo il giornalista, senza ammettere le loro omissioni e loro colpe, negando che il prete, peraltro condannato ad un anno con la condizionale, avesse fatto quello che ha fatto.
A parte questi atteggiamenti che evidentemente denotano ipocrisia e scarsa sensibilità verso le vittime di abusi, quello che ci si domanda come sia stato possibile che un prete pedofilo abbia potuto imperversare per più di 25 anni in diverse località della provincia di Savona, senza che nessuno intervenisse a fermarlo oppure a denunciarlo, come sarebbe dovere di ogni cittadino perbene.
Comunque, grazie a questa trasmissione di grande impegno civile, un piccolo tassello alla lotta contro la pedofilia clericale è stato aggiunto, ed è un tassello non da poco: ora tantissimi sanno quello che è accaduto a Savona e nessuno può chiudere gli occhi di fronte a questa immane tragedia”.
Roberto Nicolick