
Liguria. “Il rafforzamento delle politiche del welfare e l’adozione di riforme delle politiche sociali a supporto della partecipazione delle donne al mercato del lavoro costituiscono due misure essenziali al superamento dei divari di genere”. Così Raffaella Rognoni, presidente Donne impresa di Confartigianato Liguria che oggi partecipa al convegno “I divari di genere nell’economia italiana” organizzato dalla Banca d’Italia di Genova.
“Le imprese al femminile – continua Rognoni – se sostenute, possono contribuire in maniera determinante al rilancio dell’economia italiana, offrendo al Paese la possibilità di portarsi a livelli competitivi con altri Paesi Europei. Per raggiungere tale obiettivo riteniamo che tra le azioni prioritarie ci sia il sostegno al credito delle imprese femminili con particolare attenzione alle politiche economiche di genere e il superamento del differenziale salariale, che ancora oggi determina profonde differenze nel trattamento economico tra donne e uomini che ricoprono le medesime mansioni. È indispensabile che nelle imprese si arrivi a integrare modelli maschili e femminili di gestione per manifestarsi con tutto il proprio valore”.
Se l’accesso al credito per le imprese italiane è sempre più difficile, per le imprenditrici risulta spesso quasi impossibile. “Capita di frequente – spiega Rognoni – che una donna, per ottenere un finanziamento per la propria azienda, debba ricorrere alla garanzia di un uomo. Le banche dovrebbero iniziare a valutare il valore dell’impresa, senza distinzione di genere”.
Secondo i dati Infocamere elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato, sono oltre 11.700 le liguri (il 3,2% di quelle italiane) che ricoprono cariche all’interno di un’azienda artigiana e 3.200 le donne titolari di imprese individuali. La vena imprenditoriale delle artigiane liguri si fa più forte soprattutto nel comparto dei servizi alle persone, dove sono oltre 3.200 le donne titolari di imprese individuali. Seguono il manifatturiero (oltre mille), i servizi alle imprese (920) e le costruzioni (284 titolari, in crescita di quasi il 20% rispetto al 2011).
Osservando la distribuzione sul territorio, sono le genovesi che spiccano per la loro capacità imprenditoriale: la provincia del capoluogo ligure si colloca ai primi posti in Italia per il maggior numero di artigiane titolari d’impresa, ben 2.610, valore che la posiziona 16esima. Seguono le province di Savona (1.154), Imperia (910) e La Spezia (832).
Nella nostra regione, dove un’impresa su quattro è “rosa”, tra il 2011 e il 2012 è cresciuto il numero delle imprenditrici artigiane dello 0,3%. “Certamente è un aumento lieve ma che denota la propensione delle donne liguri a fare impresa nonostante il periodo di profonda crisi economica – commenta Rognoni – ma anche una risposta alla carenza di offerta occupazionale sul territorio”.
Tra il 2011 e il 2012 la disoccupazione femminile è schizzata alle stelle in Liguria. Le donne alla ricerca di un lavoro sono aumentate del 3,4%, un tasso di crescita superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media italiana. Secondo l’Osservatorio regionale dell’artigianato su dati Istat, il fenomeno dell’aumento delle donne senza un’occupazione è diffuso in tutta la penisola (+2,3% nel 2012 rispetto al 201), ma nella nostra regione viaggia alla velocità di Campania e Sicilia (+3,4%): peggio solo la Calabria (+7,7), mentre nel resto del Centro-Nord raramente si raggiunge un aumento del 2%.
Alla fine del 2012, il 57% dei disoccupati della regione (poco meno di 32 mila unità) è rappresentato da donne, per un tasso totale di disoccupazione superiore al 10%. Imperia (12,8%) e La Spezia (13,4%) risultano contendersi il poco invidiabile titolo di provincia meno women frendly (tasso intorno al 13%), mentre Savona (9%) e Genova (9,3%) presentano tassi inferiori di quasi 4 punti percentuali.