
Albenga. Gli amici albenganesi di Tomaso Bruno, detenuto da 1146 giorni nel carcere di Varanasi, in India, e condannato in primo grado all’ergastolo per la morte dell’amico Francesco Montis (l’altra imputata è Elisabetta Boncompagni, torinese), hanno scritto al neo deputato ingauno del Pd Franco Vazio affinché si interessi della vicenda dai palazzi romani.
“Il deputato Vazio ha ripetuto diverse volte in campagna elettorale quanto ritenga importante valorizzare il proprio territorio – dice uno dei promotori, Alberto Calandriello – A mio avviso una delle priorità politiche e morali che i politici devono assumersi è la tutela dei propri connazionali, soprattutto se all’estero, soprattutto se in carcere, soprattutto se ingiustamente e nel caso del deputato Vazio, soprattutto se di Albenga come lui”.
L’appello di Calandriello si è trasformato in una lettera che trascriviamo qui di seguito: “Egregio Deputato Franco Vazio, prima di tutto le faccio le mie più sentite congratulazioni per il risultato elettorale che le consentirà di far parte del Parlamento Italiano e quindi di contribuire fattivamente alla gestione del nostro Paese. Ho letto che erano circa 50 anni che un abitante di Albenga non entrava in Parlamento e questo credo la renda ulteriormente orgoglioso del suo risultato, visti i continui riferimenti da Lei fatti al territorio dove è cresciuto”.
“Allo stesso modo penso che Lei abbia una opportunità incredibile per dimostrare fin da subito il suo attaccamento ad Albenga ed ai suoi abitanti, un’opportunità che esula dai partiti e dalle coalizioni, dalle poltrone e dagli schieramenti, perché si basa su un concetto semplice e facilmente condivisibile da tutti. Come Lei sa, da più di 3 anni un suo concittadino albenganese è detenuto in india con l’accusa di omicidio, insieme ad una sua amica; la gravissima accusa è peggiorata dal fatto che a detta dei giudici indiani loro due avrebbero ammazzato un loro amico e compagno di viaggio. Sono sicuro che nel corso di questi mesi ha seguito la vicenda e i pesanti dubbi che gravano sulla sentenza, basata su esami frettolosi e giunta al termine di una estenuante serie di rinvii ed ostacoli”.
“La sua professionalità le permette di poter leggere, tra gli atti del processo, più di uno spunto a cui appigliarsi per ribaltare tale sentenza, perché come Lei ha senz’altro visto, Albenga si è da tempo mobilitata per riportare a casa questo suo figlio in difficoltà. Quello che Le chiedo quindi è di prodigarsi fin dal suo insediamento alla camera affinchè la storia di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sia conosciuta da più persone possibili, in modo che quella che in molti riteniamo una enorme ingiustizia venga alla luce e sia conosciuta da tutta l’Italia”.
“Così facendo, forse, l’opinione pubblica sarebbe maggiormente sensibilizzata e potrebbe innescarsi un meccanismo di sollecitazione verso il governo e l’Ambasciata, in modo da fare realmente tutto il possibile per concludere positivamente questa dolorosissima vicenda” conclude la missiva.
Immediata la risposta di Vazio: “Conosco molto bene la questione e se non ho mai voluto apparire è solo perché non si pensasse che volessi strumentalmente approfittare elettoralmente di questa triste vicenda – scrive il deputato ingauno – I genitori di Tomaso, con i quali sono in stretto contatto, sanno che il sottoscritto si sente personalmente impegnato. Non appena sapremo se il nostro Paese avrà un governo, cosa che ovviamente mi auguro, decideremo insieme quale iniziativa formale e sostanziale assumere. In ogni caso garantisco il mio impegno”.