
Savona. Tempi d’attesa di cinque o sei mesi per gli esami endoscopici nell’Asl 2 Savonese. I tempi di attesa si sono duplicati rispetto alla fine del 2012 per le colonscopie in sedazione e triplicati per le gastroscopie con la sola chiusura del centro di Cairo Montenotte e la mancata apertura di ambulatori sostitutivi presso altri ospedali.
Su questo argomento il gruppo regionale di Sinistra Ecologia e Libertà ha presentato un’interpellanza in Regione per chiedere risposte all’assessore Montaldo. Spiega il consigliere regionale Stefano Quaini: “Tutto il materiale dell’endoscopia di Cairo (endoscopi, sterilizzatrici, materiale di consumo), insieme naturalmente alle infermiere, è rimasto presso l’ospedale di Cairo e non viene utilizzato. In generale, l’appropriatezza delle richieste di esami endoscopici è elevata. Una riduzione dell’offerta da parte delle strutture sanitarie non conduce se non in minima parte (contrariamente a quanto affermato dai nostri amministratori) ad una riduzione della domanda: a quasi nessuno piace sottoporsi ad un esame endoscopico se non strettamente necessario”.
“Il centro di Cairo eseguiva esami non solo per la Val Bormida, ma per tutta la provincia di Savona ed anche qualcuno per il basso Piemonte ed il resto della Liguria: si può valutare che i valbormidesi occupavano circa 2/3 degli appuntamenti per il tratto digestivo superiore e circa 1/3 degli appuntamenti per il colon – prosegue Quaini – Per una sanità efficiente ed economicamente sostenibile sarebbe stato opportuno dotare di materiale adeguato l’endoscopia di Cairo, piuttosto che chiuderla da un giorno all’altro: il costo di 10 polipectomie endoscopiche in un cinquantenne è molto meno elevato di quello di un solo intervento di resezione del colon in un settantenne, senza pensare alle complicanze postoperatorie. E senza tenere conto della possibilità di guarigione completa”.
“Non solo la diagnostica, ma anche lo screening del tumore del colon nella nostra regione è francamente deficitario. Se il Pronto Soccorso di Cairo verrà riportato a piena efficienza con l’accoglimento di pazienti più gravi rispetto ad oggi, aumenterà la richiesta di esami endoscopici, a prescindere dal numero dei letti ‘acuti’ del reparto: al di là del trasporto, è assurdo trasferire e magari trattenere pazienti per una semplice gastroscopia urgente, eseguita la quale sarebbe stato possibile forse evitare il ricovero” osserva Quaini.
“Nell’ospedale di Savona non vi è alcun segnale per la programmazione di un aumento degli esami endoscopici – conclude il consigliere di Sel – Il bacino di utenza dell’Endoscopia del Savonese è di circa 120.000 persone alle quali vanno ad aggiungersi oltre 40000 valbormidesi. Nel decreto Balduzzi, a quanto mi risulta, si parla di Gastroenterologia, ma non viene citata l’Endoscopia Digestiva, forse perchè ritenuta al pari di altra diagnostica un servizio fondamentale”.