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Lettere

La speculazione mineraria nel Parco del Beigua

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“I candidati Verdi di Rivoluzione Civile esprimono sdegno e riprovazione per il nuovo tentativo di ottenere la concessione all’estrazione del biossido di titanio o TiO2 o rutilo (minerale formato da molecole con due atomi di ossigeno e uno di titanio), noto almeno dal 1959 (insieme a pirite, vanadio e amianto), in pieno Parco del Beigua. Già allora la ricerca venne abbandonata perché giudicata poco conveniente.

Il titanio che si otterrebbe è certamente elemento chimico che fa gola, per il suo vasto utilizzo nell’industria dell’elettronica e dell’aeronautica, ma le controindicazioni rendono l’operazione estremamente dannosa sotto diversi punti di vista. Il primo elemento negativo è che si aprirebbe un nuovo fronte di contestazioni che aumenterebbe ancora la distanza già enorme tra cittadini e politica. Nessun valore economico, infatti, nessun Dio denaro, nessuna vergognosa “montagna di soldi” (si parla di una cifra intorno ai 500.000.000.000 €), nessun tavolo tecnico può equiparare i danni alla salute e le ferite che si creerebbero a un territorio, per certi aspetti, sacro fin dall’antichità, con gli pseudo benefici economici che una miniera potrebbe arrecare. Vi sarebbe, infatti, un inquinamento diretto da polveri e fumi e indiretto da traffico pesante.

Il secondo punto è che, dove sono stati realizzati parchi, nel mondo, si è fatta una scelta ben precisa e cioè quella di salvare dalla voracità delle attività industriali e dalla veloce crescita dei tessuti urbani almeno le porzioni di maggior pregio del globo terracqueo. Tale salvaguardia discende non già o non solo dalla spontanea aspirazione umana a un periodico ritorno alla natura bensì dalla necessità di salvaguardare gli habitat necessari al mantenimento delle catene alimentari di cui l’uomo fa inscindibilmente parte. Il terzo punto è che se poi quei soldi devono essere utilizzati per opere pubbliche come nuove strade, autostrade e parcheggi (che accrescono il consumo di suolo, ad oggi pari alla “voracità” di 8 m2/s in Italia) o, peggio, per coprire i buchi della sanità conseguenti a decenni di mala gestione, allora al danno si aggiunge lo sperpero del denaro pubblico.

Il quarto punto è che da questa vicenda si capisce che ora le società multinazionali comprano quelle di certificazione ambientale e le utilizzano impropriamente come apripista, pur di dimostrare l’indimostrabile, alimentando mostruosi conflitti d’interesse. Il quinto motivo risiede nel fatto che gli scavi in Liguria e, in generale, i movimenti di terra (con i rischi di infiltrazioni criminali ad essi legati) stanno raggiungendo volumi tali da rendere necessaria la predisposizione di una linea guida regionale. Il sesto elemento è che la quantità di titanio rappresenta solo lo 0,1 % della roccia che lo contiene il che significa che bisogna cavarne parecchia per produrne una quantità minima.

Il settimo motivo è che per raggiungere la zona di estrazione occorre realizzare nuove strade dato che Piampaludo è raggiunta da due stretti e ripidi percorsi a frequentazione per lo più turistica. Una volta raggiunta Piampaludo, poi, occorre arrivare all’area di concentrazione del minerale, posta più a monte. L’ottavo svantaggio è che le rocce contenenti il rutilo sono serpentiniti e serpentino – scisti che racchiudono frequentemente crisotilo (varietà di serpentino), tremolite e attinolite (varietà di anfibolo), tutti noti industrialmente per le fibre di amianto, micidiali per la salute. Il nono motivo è che tutti i filoni minerari prima o poi si esauriscono lasciando dietro di se deserti o versanti instabili, irrecuperabili perfino attraverso altre speculazioni (edilizie, bonifiche), come dimostra il caso della miniera di Libiola a Sestri Levante. Alla fine il deserto sarebbe anche occupazionale, a carico della collettività.

Il decimo aspetto è meramente economico. Basti pensare ai dati del 2012 relativi all’industria del titanio in Giappone. Per un aereo di trasporto commerciale, viene utilizzata una massa di titanio pari a 7,75 ± 4,25 ton. Per un jet supersonico viene adoperata molta più massa di titanio: 29,5 ± 15,5 ton. Ciascuno può verificare sulla rete che oggi il valore economico del costo per unità di massa inerente il minerale rutilo è pari a 2500 ± 500 $/ton cioè 1843,12 ± 368,63 €/ton, mentre il valore economico per unità di massa riferito al prezzo medio del titanio nel 2006 era di 25000 ± 5000 €/ton, oggi è arrivato a 60000 ±10000 €/ton e quello del titanio semilavorato sette anni fa era pari a 28000 ± 9000 $/ton. Tra il minerale ed il prodotto finito, quindi, vi sarebbe una differenza di valore economico enorme. Il tondo di titanio, inoltre, dal diametro pari a 8 mm, nel 2006 valeva 80000 €/ton + iva. Vi sono poi dei casi come quello delle lastre in titanio, di spessore pari a 0,38 mm, usate per rivestire il museo Guggenheim di Bilbao, che sono costate, esclusa la piegatura, la colorazione anodica ed il taglio, 380000 €/ton.

La convenienza fra la vendita del solo minerale e del prodotto finito è, perciò, notevole. Ipotizzare una distribuzione del rapporto da 1 a 10 non pare essere troppo errato. Se si autorizzasse una simile operazione, dunque, si tratterebbe del tipico esempio di spreco del capitale naturale (il territorio) per ottenere un interesse di basso (quasi nullo) valore economico, senza contare i costi di estrazione e preparazione per la produzione del metallo puro. Perché, dunque, nella peggiore delle ipotesi, vendere ai francesi il minerale quando invece si può realizzare una fabbrica ad alto contenuto tecnologico che fornisce lavoro ad un gran numero di persone ed un prodotto ad elevato valore aggiunto?

Abbiamo fatto tanti sacrifici per super laureare i nostri figli e nipoti ma ora invece di sviluppare ricerca e innovazione o, semplicemente, lavoro ad alto contenuto tecnologico, non abbiamo di meglio da offrire loro che pala e piccone? Non abbiamo di meglio che fare il terzo mondo dell’Europa? I candidati verdi di Rivoluzione civile chiedono alla Regione e agli altri enti interessati di non rilasciare alcuna autorizzazione, fosse anche per motivi di ricerca mineraria, e di non sprecare il capitale naturale (limitato) ma di utilizzare meglio quello umano cioè l’intelligenza. Il patrimonio naturale, invece, sia preservato e valorizzato culturalmente per noi e le future generazioni”.

Verdi Savona

Redazione
11 Febbraio 2013 alle 7:00
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