
Savona. Trentasette anni e la voglia di giocare di un ragazzino; tanta esperienza, ma il desiderio di rimettersi sempre in gioco. Enrico Fantini, classe 1976, è arrivato a gennaio a rinforzare la rosa del Savona Fbc. Forte di un curriculum di assoluta importanza: esordio in Serie A con la Juventus; 436 presenze nei campionati professionistici, prevalentemente in A e B; oltre 100 gol segnati in carriera.
A Cuneo, tua città natale, hai conquistato due promozioni in altrettanti anni segnando 45 gol. Ti considerano un’icona del calcio della “Granda”. Eppure c’è stato questo divorzio. “Il punto è che quest’anno non giocavo con continuità – afferma Fantini -. Francamente, di essere un peso, più tecnico che economico, proprio non mi andava. Così, quando mi hanno convocato per rescindere il contratto, ho accettato. Pronto a nuove sfide, perché a 37 anni ha ancora tanta voglia di vivere il campo, lo spogliatoio, il gruppo, la partita alla domenica. Così, eccomi qua a Savona: mi rimetto in gioco con la voglia di un ragazzino”.
Un Savona già incontrato in tempi recenti. “L’anno scorso, sia in campionato che in Coppa Italia. Già allora mi aveva impressionato: una squadra che rispecchia il carattere del mister, che gioca con grande intensità e con cattiveria agonistica”.
E i compagni. C’è qualcuno che conoscevi già? “Moltissimi li avevo già incontrati da avversario. E poi Sentinelli e Mazzotti sono stati miei compagni di squadra a Cuneo. A proposito di Mazzotti: ecco un grande talento. Viene da un brutto infortunio al ginocchio che gli dà ancora qualche problema, ma ha dei numeri da campione. E sa come far girare palla in mezzo al campo. Quando tornerà al massimo, sarà un valore aggiunto”
Uno sguardo al passato. Hai vinto tanto. Ma c’è un ricordo che torna più volentieri in mente? “In realtà due. Il primo è quando conquistammo la Serie A con la Fiorentina battendo in un duplice spareggio il Perugia. Segnai sia all’andata che al ritorno, lasciando un marchio indelebile su quell’impresa. E poi la vittoria nel campionato di B col Torino. Per me che sono un cuore granata è stata un’emozione indescrivibile. E’ vero che qui a Savona in squadra sarò circondato da tanti juventini, ma io, la mia fede calcistica non la rinnegherò mai”.
Che obiettivi ti sei posto, arrivando a Savona? “Giocare il più possibile. E vincere il più possibile: con la forza, con le gambe, col cuore e col pensiero, seguendo i dettami del mister. Mi viene da ridere pensando a chi promette solo il massimo dell’impegno: siamo professionisti e quello dobbiamo metterlo per definizione. Ma bisogna dare sempre quel qualcosa in più, anche un consiglio, se necessario. E io mi metto a completa disposizione. Soprattutto bisogna lottare per la maglia: così come a Cuneo, mi piacerebbe essere considerato ‘patriottico’ anche a Savona”.
Concludiamo con un saluto ai tifosi biancoblù. “Dateci una mano, perché abbiamo bisogno di sentire il calore del tifo. A Cuneo venivano 500 persone allo stadio, alla fine ci siamo giocati il campionato ed erano in duemila. Ecco, il mio sogno è che questo possa succedere anche a Savona”.