“Si può raccontare un paese partendo dai suoi toponimi antichi? È una domanda che mi pongo con il desiderio di descrivere il paese di Rocchetta Cairo avendo scovato quaranta toponimi locali. Alcuni li ho trovati in documenti comunali di metà ottocento, altri sono riportati su cartine ancora più antiche. Come quell’arbu der mangu non molto distante dal cian der grop, dove il bisnonno aveva fatto erigere la cappella di San Bartolomeo ed ogni anno si svolgeva la festa campestre con merende e balli nei prati.
Poco distante vi è la sua cascina (da Nicola) che è detta ancora oggi der Muntnoec. Scendendo dalla strada dei boschi si arriva alla Pagnazza da cui scende rian della mura, (rio del Castello) che ora passa sotto la strada asfaltata della galleria e diventa rian della ciosa, dove un tempo si coltivavano gli orti e il posto era detto in tu cios. Poche centinaia di metri più a valle, sull’altra sponda della Burnia (il fiume Bormida) vi è la località Burc dove abitava Gallesio, il verduriere ambulante di Rocchetta.
Proseguendo lungo il nostro fiume, seguita l’ampia ansa che contorna la Ciana (la piana di Rocchetta) dove si troverebbe il prò der gure da un lato e dall’altro lato le grigie rocche degli Aroi, oltre le quali vi è la frazione dei Chinei; passato il ponte degli Alemanni, vi è la cascina della Manza (forse un’antica mansio romana), poco oltre troviamo il curtén che ci ricorderebbe il posto di guardia in cui stazionavano i soldati preposti alla riscossione del pedaggio quando passavano le carovane di muli lungo quella via del sale. Da quel luogo la strada si divide in tre: una sale verso San Zuan di Vigneoi, l’altra prosegue lungo la valle che discende dal Vadermo (forse val d’elmo?), la terza costeggia il fiume e prosegue verso Carpéz e poi Dego.
Se qualcuno volesse invece salire la strada campestre che si inerpica sul monte adiacente dovrebbe saper che quello è il luogo più assolato di Rocchetta dove ancora oggi matura bene l’uva; il luogo è attestato sulle carte topografiche e nella tradizione orale come Montebrì. Nella zona di Carpeggio, più o meno da mez du Burnie, risalendo lungo la sponda destra della Bormida, ci imbattiamo nella chiesetta campestre di San Martén e la località è ben nota come Uriund. Più avanti troviamo le due belle cascine del Cné, dipinte in un quadro della Trezzi che ho appeso all’ingresso di casa mia. Passata le strade asfaltate, quella provinciale per Piana e l’altra comunale per Dego, sulla sinistra si allunga la famosa coshta der mund, la costiera che segna il confine con il territorio di Dego e arriva fino ai ciapéi der Moie e ai boschi di Rocchetta.
Rimangono ancora altrettanti toponimi da collocare e per ora mi limito a proporli in cinque gruppi: Fornacia, Moia verda, Moia secca, Rusei, Cornaré, Tec, Villanova; la Crosa, Cianchetta, Mulino, Ladogna, Punzan; Cashtlé, Ciaperoli, Braia, Prumeshtr, Pruveg, Pruneiron,; Medirusci o Moglia dei Rossi, Peire, Ramere, Mertiz; in seguito ne descriverò la loro posizione topografica attorno al paese di Rocchetta”.
Bruno Chiarlone