
Finale L. Una condanna al pagamento di una multa di diecimila euro per truffa ai danni dell’Inail perché, pur percependo l’indennità per infortunio, un dipendente sarebbe andato comunque al lavoro. Il lavoratore in questione, Antonio Coppola, 43 anni, originario di Castellamare, ma residente a Varazze, però si è opposto al decreto penale e ha scelto di andare a giudizio finendo per essere assolto. La verità raccontata dal dipendente di un’azienda che si occupa di macellazione carni nel finalese è stata ben diversa: l’uomo ha spiegato di essere stato, di fatto, costretto dal datore di lavoro, attraverso minacce di essere licenziato, a presentarsi in azienda pur essendo infortunato.
L’indagine per truffa nei confronti di Coppola era scattata proprio dopo una comunicazione all’Inail del titolare della ditta secondo cui il dipendente si era ripresentato al lavoro mentre all’Ente risultava fosse ancora in malattia. Da qui erano partiti una serie di accertamenti che avevano portato a contestare a Coppola di aver percepito indebitamente l’indennità dall’Inail per otto giorni per un totale di 888,20 euro. Da lì era stato emesso il decreto penale di condanna al quale l’uomo, assistito dall’avvocato Alain Barbera, si è opposto. In aula la difesa, grazie a documenti e testimonianze, è però riuscita a ribaltare le sorti del lavoratore dimostrando che il dipendente aveva effettivamente subito delle “pressioni” dal titolare della ditta. In un primo momento Coppola aveva accolto l'”invito” del principale a recarsi comunque al lavoro, ma poi, proprio a causa del dolore al braccio infortunato, si era convinto a restare a casa. Proprio in quel momento sarebbe scattata la comunicazione del datore di lavoro all’Inail.
Il processo al lavoratore (la sentenza è stata emessa il 16 gennaio dal giudice Marco Rossi) si è quindi chiuso con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Il giudice ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per valutare la posizione del datore di lavoro (P.C., titolare dell’azienda di macellazione carni) che adesso rischia di passare da persona offesa ad indagato.