
Con l’atto votato il 20 dicembre dello scorso anno dalla Conferenza dei Rappresentanti degli Enti Locali, si è delineato il percorso e chiarito l’obiettivo finale che l’assessore Vacca e la Provincia di Savona hanno a riguardo del Servizio Idrico della nostra provincia.
Innanzi tutto il voto favorevole al fatto che il comune di Andora portasse i suoi reflui ad Imperia: questo senza chiedere spiegazioni e chiarimenti in merito al lavoro (si fa per dire) svolto dal sindaco Floris all’interno della Depuratore Ingauno: sperpero di denaro pubblico (stipendi, progetti e 700.000 euro di debito) senza giungere ad alcun risultato (vedi nostro precedente comunicato).
Inoltre, visti gli ultimi aumenti tariffari, chiesti, anzi, imposti da Regione Liguria e Provincia di Savona, che dovevano servire per la costruzione del Depuratore Ingauno, ora che il depuratore, come dicono i vari amministratori, non si farà più, perché continuano ad essere in vigore queste tariffe? Il Comitato savonese Acqua Bene Comune chiede che siano tolte immediatamente e che si ricalcoli la tariffa alla luce dei nuovi avvenimenti.
Dopodichè il fatto più rilevante: si vota con solo 3 astensioni (Carcare, Dego e Giusvalla) per avviare un percorso che ha come obiettivo la costituzione di raggruppamento temporaneo di imprese (cioè tutte le imprese che, pubbliche o private che siano, gestiscono parti del servizio idrico della nostra provincia).
Certo, non sarà esattamente questo raggruppamento il futuro gestore unitario del savonese ma, certamente, l’intenzione dell’Amministrazione Provinciale, nel silenzio più assordante da parte delle amministrazioni comunali, ad eccezione di quella di Pietra Ligure, è quella di costituire una società, una Spa mista privata/pubblica.
Per l’assessore Vacca e il presidente Vaccarezza non ha alcuna importanza che le cittadine e i cittadini della nostra provincia, insieme ad altri milioni di italiane e italiani, abbiano detto chiaramente con il referendum dello scorso giugno, abrogando l’obbligo a privatizzare e i profitti dalla gestione dell’acqua, che il servizio idrico deve essere gestito da un’azienda pubblica e partecipata.
E non hanno alcuna importanza, per gli amministratori provinciali, che la Corte Costituzionale si sia espressa in modo chiaro dicendo che l’esito referendario deve essere applicato e che è e sarà incostituzionale qualsiasi atto contrario.
Queste, per loro, sono “banali” questioni di democrazia e sono vincoli insopportabili verso il dispiegarsi delle meraviglie del mercato.
Chiediamo alle cittadine e ai cittadini che si sono impegnate/i nella raccolta delle firme e nella campagna referendaria di tornare ad essere protagonisti per difendere il loro voto e la democrazia.
Chiediamo a quei sindaci che, prima ancora del referendum avevano modificato il loro statuto comunale introducendo un articolo che dice che “l’acqua è un bene comune, non una merce e che il servizio idrico è un servizio di carattere generale privo di rilevanza economica”, e che si sono impegnati nella campagna referendaria, di tornare, anche loro ad essere protagonisti e ad impedire soluzioni privatistiche e antidemocratiche.
Chiediamo a tutte e tutti di dare vita ad un tavolo partecipato (amministratori, movimenti, associazioni ambientaliste, e dei consumatori, lavoratori dei vati servizi ecc.) per studiare e analizzare la situazione e, insieme, trovare il percorso più adatto per i nostri territori e che abbia come obiettivo finale la costituzione di un’azienda pubblica per la gestione del servizio idrico e per il governo della nostra acqua.
Comitato Acqua Pubblica