
India. E’ stato presentato ieri, come previsto, il ricorso alla Corte Suprema contro la sentenza dell’Alta Corte indiana che ha condannato all’ergastolo Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, i due giovani italiani che da tre anni si trovano rinchiusi nel carcere di Varanasi, in India, accusati di aver ucciso il loro compagno di viaggio Francesco Montis.
Per questa nuova iniziativa giudiziaria i genitori dei due ragazzi hanno deciso di avvalersi di Mukul Rohatgi, ritenuto uno dei dieci avvocati più preparati dell’India, che era stato invitato anche dal Ministero degli Esteri italiano ad interessarsi a questo caso. Saranno poi necessari quindici giorni perché i giudici fissino un’udienza nella quale si valuterà se il ricorso è ammissibile o meno. A quel punto le opzioni saranno tre: la prima prevede il respingimento delle istanze difensive e la conferma del carcere a vita per il ventinovenne albenganese e la trentanovenne di Torino (in questo caso potrebbe essere presentata una domanda di trasferimento dei condannati in carceri italiani per consentire loro di scontare la pena nel paese d’origine); nel secondo caso potrebbe arrivare l’annullamento della condanna e la scarcerazione immediata; infine i giudici potrebbero chiedere agli avvocati di presentare ulteriore documentazione a difesa di Tom ed Eli per poi valutare in una seconda udienza come procedere.
Intanto ieri i due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, sono tornati come promesso in India facendo passare i timori che un loro mancato rientro potesse aggravare la già complessa vicenda di Tomaso ed Elisabetta.