
Vado L. Colpo di scena nel caso Drocchi, che ormai sembrava essere chiuso. Il patteggiamento dell’ex capo del settore lavori pubblici del comune vadese ed ex presidente della squadra Riviera Basket (accusato di corruzione, occultamento di documenti contabili e falso in atto pubblico) è stato infatti respinto dal procuratore della Corte di Appello di Genova che lo impugnato in Cassazione. La condanna per Roberto Drocchi (ad un anno e quattro mesi di reclusione) era stata concordato tra la Procura di Savona e l’avvocato difensore, il legale Fausto Mazzitelli, ma secondo il magistrato genovese non sarebbe congrua.
Di qui la decisione di impugnarla e di rivolgersi alla corte di Cassazione che dovrà quindi esprimere un parere sulla condanna. In caso di suo accoglimento del ricorso, il patteggiamento dovrebbe essere ridefinito. Il “caso” Drocchi era esploso nella primavera del 2011: il funzionario, secondo quanto veniva contestato dagli investigatori, avrebbe chiesto tangenti (soprattutto sotto la forma di sponsorizzazioni per la societa di basket) alle imprese edili, in cambio di un via libera per lavori e opere pubbliche fatte passare come urgenti per così poterle assegnare senza gara d’appalto. Nel giro, sempre secondo la Procura, erano coinvolti Andrea Balaclava e Pietro Fotia (per Scavo-Ter) e l’esercente Mario Taricco (quest’ultimo accusato di riciclaggio). I quattro erano stati arrestati insieme al dirigente comunale dalla guardia di finanza.
L’accusa sosteneva che Drocchi, nella sua veste di funzionario dell’ufficio tecnico del comune vadese, avesse intascato mazzette da Balaclava e Fotia in cambio dell’assegnazione di lavori per l’ente pubblico (lo scambio di denaro era anche stato immortalato dalla telecamere installate nel comune di Vado dalle Fiamme Gialle). Uno dei sistemi adottati da Fotia per versare soldi a Drocchi inoltre sarebbe stata la “sponsorizzazione” della squadra di basket vadese, mentre Balaclava gli avrebbe ceduto delle mazzette direttamente. Per Mario Taricco invece il coinvolgimento era solo nel “filone” del riciclaggio dell’inchiesta: avrebbe infatti ricevuto da Fotia del denaro frutto di operazioni inesistenti, incassato con un giro di fatture false.
In totale nel filone dell’inchiesta su tangenti e favori erano rimaste coinvolte oltre a Drocchi altre nove persone la cui posizione non è ancora stata definita (per loro è arrivato il fine indagine, ma la richiesta di rinvio a giudizio non è ancora stata discussa).