
Savona. Cinque condanne e una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione del reato. E’ questa la richiesta del pubblico ministero nell’ambito del processo per l'”affaire” del caro estinto, una vicenda che risale al 2003 e vede a giudizio per concussione, peculato e corruzione quindici persone, tra personale in servizio alle camere mortuarie dell’ospedale San Paolo e titolari di sette agenzie di pompe funebri. Questa mattina davanti al Collegio dei giudici del tribunale di Savona è iniziata la discussione del procedimento durante la quale il pm ha appunto avanzato le sue richieste.
La prescrizione, relativa al solo reato di corruzione, riguarda tutti e quindici gli imputati nei confronti dei quali l’accusa ha chiesto di pronunciare una sentenza di non luogo a procedere. Una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione è stata invece avanzata per quattro degli ausiliari Asl addetti all’obitorio coinvolti nell’inchiesta, Dario Cigliutti, Salvatore Gennarelli, Pasquale Morabito e Valtero Venturino, che devono rispondere di concussione e peculato. Per una quinta persona, Mirco Schenardi (anch’esso dipendente Asl), che deve rispondere solo di peculato, è stata invece richiesta una condanna a quattro anni di reclusione.
Il processo è stato poi rinviato al prossimo 21 gennaio per permettere ai legali della difesa di concludere la loro discussione (nella giornata di oggi infatti non è stato possibile dare voce a tutti gli avvocati degli imputati).
La vicenda era venuta dopo mesi di indagini da parte dei carabinieri e della guardia di Finanza, di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, su una presunto giro di mazzette, pagate per il “dirottamento” dei familiari del defunto su un’impresa funebre “amica”. La segnalazione agli impresari di un decesso già avvenuto o prossimo, secondo la tesi dell’accusa, valeva duecento, trecento euro. E poi c’erano le mance per la vestizione delle salme, dai cinquanta ai cento euro. Un giro di decine di migliaia di euro, intorno all’obitorio.