
Liguria. Il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Marco Melgrati, ha reso noto di aver inviato una lettera a Silvio Berlusconi per ringraziarlo della sua decisione di tornare in campo. “Carissimo presidente – scrive Melgrati – Le avevo nei giorni scorsi scritto una lettera nella quale chiedevo che, se si fossero svolte le primarie del P.d.L., le stesse non avrebbero avuto senso in Sua assenza. Infatti Lei incarna la leadership del nostro partito, e pur apprezzando il segretario Angelino Alfano e gli altri che avevano deciso di mettersi in gioco, sicuramente non avrebbero avuto il Suo carisma e la Sua dirompente forza in una campagna elettorale che qualcuno ritiene di aver già vinto, sapendo, fino a ieri, di non dover fare i conti con la Sua forza e la Sua capacità”.
“Oggi che il partito si è liberato dei traditori e voltagabbana, che Le hanno impedito di realizzare il programma di Governo – continua Melgrati – occorre fare un nuovo sforzo. E’ necessario saper interpretare quelli che sono i sentimenti del popolo italiano, mai così distante e critico dai palazzi della politica, tendente all’astensionismo o a protestare con un voto che dovrebbe premiare i campioni dell’antipolitica, che un minuto dopo la elezione diventerebbero funzionali al sistema, senza averne la preparazione necessaria. E’ quindi doveroso fare piazza pulita anche nel nostro partito, a livello regionale e nazionale, evitando di candidare persone condannate in terzo grado di giudizio o persone che non abbiano un necessario “cursus honoris” e una esperienza maturata nella vita amministrativa periferica, o eccellenze professionali”.
“E’ ora di vedere facce nuove…questo chiede la gente!”. “In questi venti anni Lei ha rappresentato per molti di noi il baluardo contro quel modo di intendere la vita, la politica e l’economia che è tipica dei figli dell’ideologia comunista. E non è vero che sono cambiati…per quelli come me che li affrontano tutti i giorni nelle sedi istituzionali, nei Comuni, nelle Provincie, nelle Regioni è chiaro il fatto che sono molto distanti dall’idea di sviluppo liberista, e che vedono l’imprenditore, dal più piccolo al più grande, come uno speculatore da osteggiare e da vessare con tasse e gabelle, a meno che non sia funzionale al partito, come nel caso delle Coop. E Sicuramente Bersani e Vendola ne rappresentano gli interpreti più significativi”.