
Villanova d’Albenga. Sono tra le 300 e le 350 le ville che hanno usufruito della legge sui sottotetti a Villanova d’Albenga, al confine con Garlenda, dove la Procura ha aperto un’inchiesta sulla base degli accertamenti della guardia forestale. La prima fase dell’indagine ha portato al sequestro di 6 costruzioni abitative in località Grassi, con l’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Domenico Cassiano, dell’intestatario dell’impresa costruttrice, del direttore e dell’esecutore dei lavori, con l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva.
“Le licenze per costruire sono in perfetto ordine e le opere eseguite esattamente conformi al progetto presentato ed autorizzato dal Comune – spiega il costruttore Ivo Merlo – La convenzione edilizia stipulata è stata regolarmente registrata presso uno studio notarile di Albenga e sono stati pagati al Comune tutti gli oneri ed extra-oneri richiesti. L’indagine della guardia forestale fa riferimento al Puc del Comune approvato nel lontano 2003, nel quale l’Ufficio Tecnico e la giunta comunale, interpretando una legge regionale, rilasciavano ad innumerevoli soggetti privati e società, le licenze per costruire case con sottotetti abitabili pagandone gli oneri di urbanizzazione”.
Il numero delle licenze concesse si aggirerebbe intorno alle 300 o 350 unità, che nel corso di questi nove anni sono state costruite, vendute e ad alcune è stata regolarmente concessa l’abitabilità.
“Perché se c’erano abusi non sono stati fermati subito dopo l’attuazione del Puc, o almeno alle prime licenze concesse? – si chiede il costruttore – Perché si aspettano anni e poi si ferma uno degli ultimi cantieri aperti sul territorio ed in sette mesi d’indagine ne viene controllato solo un altro? Perché ai Comuni è data la facoltà d’interpretare le leggi senza controlli tempestivi sulla liceità delle stesse? Tutte queste domande per ora sono senza risposta, portando delle gravi conseguenze, come ad esempio in questa vicenda: la possibilità che una società fallisca per colpe non sue”.
“Basterebbe fare semplicemente una ricerca in Comune, per sapere esattamente quali e quante sono le licenze che si ritengono illecite concesse in questi nove anni, in modo da dare la possibilità a tutti i soggetti coinvolti di accorparsi per fare una bella class action, dando realmente la possibilità di difendersi e dimostrare tutta la loro buona fede” conclude Merlo.